Il manifesto del festival

«Un canto per Sergio». Si chiamerà «Moon in June» la tre giorni pensata dalla Fondazione Sergio per la musica che rappresenta, di fatto, il debutto artistico della fondazione nata dopo la morte del promoter perugino. Il programma si snoderà lungo le giornate del 19, 20 e 21 giugno e la location è l’isola Maggiore. A dirigere il festival sarà un amico di Piazzoli, ovvero il cantautore Vinicio Capossela. La presentazione di «Moon in June» ci sarà martedì alle 11 all’interno dei nuovi spazi di Umbrò, a Perugia, e il tema scelto sarà «Sirene d’acqua dolce» perché, come dice lo stesso Capossela, tutto sarà «un canto per Sergio, nel suo lago di quiete». Un lago sul quale tornerà, probabilmente a luglio a cura Associazione umbra della canzone e della musica d’autore, fondata da Piazzoli, «Music for sunset», un’altra delle creature del promoter perugino che negli anni scorsi ha riscosso un grande successo. Insomma, «Moon in june» non sostituisce «Music for sunset».

LA FONDAZIONE

De André al cinema Per tutti gli appassionati di Fabrizio De André invece le date da segnare sono quelle del 27 e 28 maggio quando, in cinque cinema dell’Umbria (Postmodernissimo e Uci Cinemas di Perugia, il Caporali di Castiglione del Lago e i The Space Cinema di Corciano e Terni), verrà proiettato «Faber in Sardegna & L’ultimo concerto di Fabrizio De André», il film-concerto di Gianfranco Cabiddu che è un tributo a quello che è stato uno dei più grandi cantautori italiani. In due ore viene raccontato il rapporto tra De André e la Sardegna (in particolare l’Agnata), con l’ultimo concerto al Teatro Brancaccio di Roma nel 1998 e disponibile ora in una versione mai vista prima, restaurato e rimasterizzato in ultra HD con audio 5.1.

Film e concerto Nel film si alternano passato e presente: passato evocato dalle rare immagini d’archivio che ritraggono Faber all’Agnata, con fotografie e spezzoni di filmati familiari uniti alle testimonianze inedite di varie personalità della cultura – tra cui Renzo Piano – e della musica, così come di molti amici sardi del cantautore, che raccontano un De André privato e intimo, mettendo in luce la vita di un uomo che, smessi i panni dell’artista conosciuto da tutti, indossa quelli dell’allevatore e del contadino. Poi arriva il concerto di Roma del febbraio 1998, meno di un anno prima della sua scomparsa: brani celebri come Crêusa de mä, Dolcenera, Khorakhané, A Cumba, Anime Salve, Il testamento di Tito, Tre Madri, Via del Campo e Il Pescatore vengono introdotti da un De André emozionato di fronte al pubblico entusiasta e, allo stesso tempo, estasiato nell’ascoltare i suoi pensieri tradotti in parole e musica. «È – diceva Fernanda Pivano – il più grande poeta che l’Italia ha avuto negli ultimi 50 anni».

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