di M.R.
«Resta per noi fermo l’obiettivo che ci siamo posti un anno fa, ossia garantire la produzione siderurgica italiana, che riteniamo fondamentale per il nostro sistema industriale, tanto più a fronte dei nuovi assetti geopolitici, che devono convincerci che è assolutamente necessario garantire l’autonomia strategica sulla produzione siderurgica della nostra Europa. Questo in un percorso di riconversione green con le nuove tecnologie». Così il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, rispondendo a una interrogazione della deputata Gadda di Italia viva.
Acciaio Italia «A tal fine – ha aggiunto – ho già condiviso, la scorsa settimana, con il presidente della regione Puglia, l’esigenza di sottoscrivere al più presto un accordo di programma che preveda la piena decarbonizzazione del sito di Taranto, come stiamo già facendo con successo a Piombino e a Terni. Pensiamo di fare altrettanto, se c’è la dovuta collaborazione, anche e necessariamente a Taranto». Nel sito toscano si parla di una possibile firma, oggi stesso, dell’accordo di programma con Metinvest Danieli; un’intesa in sinergia con il Comune di Piombino e la Regione Toscana, che prevede impegni condivisi per realizzare un nuovo impianto a basse emissioni. Un acciaieria elettrica per volumi produttivi pari a 2,7 milioni di tonnellate».
Le intese per la siderurgia A proposito degli accordi di programma, per Arvedi Ast la convocazione è attesa per la fine di maggio, «serve – ha detto ancora il ministro Urso alla Camera – un lavoro di squadra responsabile, trasparente e consapevole, con il concorso delle forze sociali e produttive, dei sindacati e delle imprese della filiera dell’indotto». Intanto a Taranto la situazione appare disastrosa. «Il Governo – ripercorre l’esponente dell’esecutivo nazionale – ha dovuto commissariare Acciaierie d’Italia il 20 febbraio dello scorso anno, su richiesta di Invitalia, per il conclamato stato di insolvenza in cui versava l’azienda. Permaneva in attività solo l’Afo4 e gli altri 2 altoforni erano stati spenti e non più riattivati. Nulla era stato attuato, peraltro, per la riconversione in chiave green della produzione, nessun impegno era stato mantenuto».
Ex Ilva oggi «All’atto della presa in consegna dello stabilimento – rivela Urso -, il magazzino disponeva di materie prime per appena 4 giorni. Ciò ha fatto presumere, quindi,
che da lì a poco sarebbe stato spento anche l’ultimo altoforno, con danni irreparabili sugli
impianti collaterali che avrebbero pregiudicato del tutto l’attività siderurgica. In questo anno, il Governo, attraverso la gestione commissariale, ha finanziato la ripresa produttiva e la manutenzione degli impianti, e ha avviato la gara per l’individuazione del nuovo partner
industriale, che, a oggi, è nella fase negoziale. Stiamo negoziando con Baku Steel sulla
base di una proposta progettuale che prevede finalmente la piena transizione green, con
la realizzazione graduale di 3 forni elettrici. Purtroppo, l’incidente del 7 maggio all’Afo1
ha determinato il sequestro dell’impianto da parte della procura di Taranto, la quale, come è noto, ha impedito anche i tempestivi e necessari interventi di salvaguardia, compromettendo l’altoforno».
Taranto verso Baku steel «Ciò incide significativamente sul piano industriale elaborato dai commissari e concordato con i sindacati, determinando un immediato dimezzamento della produzione prevista: un altoforno solo in produzione. Si è appena concluso a Palazzo Chigi il tavolo di confronto con i sindacati, che abbiamo doverosamente subito convocato, a cui abbiamo prospettato quali possono essere le conseguenze sull’occupazione e sulla cassa integrazione. Il tavolo sarà nuovamente riunito lunedì, al Ministero del Lavoro». La vicenda è segnata dallo sciopero; gli operai sono scesi in strada.
Arvedi-Ast Fa invece ben sperare, per la produzione siderurgica ternana, la lista di impegni votati all’unanimità dal consiglio regionale dell’Umbria. Lo sottolineano in una nota gli esponenti di Alleanza Verdi Sinistra. «L’atto votato rappresenta l’impegno dell’amministrazione regionale che veniva richiesto dall’Azienda in particolare sull’approvvigionamento energetico e toglie anche l’alibi fin qui addotto per la non adesione all’accordo di programma da sottoscrivere. Ora proprietà e Governo non si tirino indietro. Preoccupa tuttavia – aggiungono dal coordinamento provinciale del partito – che si andrà alla sottoscrizione di un accordo molto diverso da quanto annunciato tre anni fa. Secondo le dichiarazioni del Ministro sembrerebbe non venir confermato il nuovo investimento per la lavorazione a Terni del lamierino magnetico, materiale base per la produzione dei motori elettrici, nel momento cruciale di passaggio globale all’uso di energia elettrica per sostenere la crescita delle fonti energetiche rinnovabili».
Acciai speciali Terni «Per quanto riguarda i costi dell’energia gestiti dalle politiche nazionali – proseguono da Avs -, restano generiche promesse di impegno, che si scontrano con la dura realtà ormai denunciata persino da una Confindustria nazionale, divenuta sia pur tardivamente insofferente. Peraltro, le concessionarie, le grandi multiutility dell’energia, che hanno accumulato profitti stratosferici pur avendo, nell’idroelettrico, costi di produzione tra i più bassi d’Europa, hanno da tempo avviato un’azione di pressione sul Parlamento per il rinnovo automatico delle concessioni, trovando ascolto soprattutto nei parlamentari del partito di Urso. Il piano siderurgico nazionale – ammoniscono – non si fa con uno spezzatino di accordi di programma. Soprattutto se si mette tutto nelle mani di Jindal, Metinvest e Baku Steel. Le prospettive dei poli siderurgici di Terni, di Piombino e di Taranto debbono essere raccordate e finalizzate in un piano siderurgico nazionale».
