Ѐ tempo di tirare le somme e il direttore dell’Istess Arnaldo Casali non potrebbe essere più soddisfatto: «Un’edizione clamorosa – la seconda diretta da Moni Ovadia – che segna un significativo balzo in avanti nella storia del festival, che – compiuti diciotto anni – può dire di aver raggiunto davvero la maturità». Un balzo che si quantifica in 10mila presenze tra l’online e la sala con una media di 700 spettatori giornalieri. Durante la conferenza stampa di bilancio uno spazio di riflessione è stato aperto a chiarimento della mancata volontà del regista di Gaza Mohammed Almughanni di salire sul palco insieme alla collega israeliana Iris Zaki.

Numeri Sono oltre 10mila le persone che hanno partecipato, via etere o in presenza, al Terni film festival. Da ogni angolo del mondo 5mila persone hanno seguito gli incontri sulle piattaforme social. Nell’edizione XIX i numeri del pubblico medio «doppiano» quelli dell’anno scorso ed ha attratto anche la stampa nazionale. Come spiega Casali infatti «abbiamo avuto un’eco forte, anche sui social media di alcuni degli ospiti, come Natoli e Smutniak che ci hanno dato molta risonanza. Addirittura Kasia, cambiando taglio di capelli alla vigilia del suo arrivo a Terni, ha portato il festival persino sui giornali che si occupano di moda. L’ultima volta che avevamo registrato il tutto esaurito costringendoci a mandare via degli spettatori – commenta Casali – era stato nel 2007 con Franco Battiato. Quest’anno è successo per ben quattro volte: con gli spettacoli di Luisa Borini e Riccardo Leonelli, con il film di Kasia Smutniak e con l’anteprima di ‘La stella di Greccio’, quando oltre 60 persone hanno dovuto rinunciare vedere il film. Ma al di là dei grandi eventi, se fino a pochi anni fa il pubblico ‘minimo’ per le proiezioni di nicchia era di quindici persone, quest’anno sono diventate cinquanta».

Festival internazionale e locale Durante la kermesse sono stati rappresentati 27 paesi e tre continenti. Come racconta Casali: «Il grande vanto è quello di aver raggiunto ormai una dimensione internazionale senza perdere il rapporto con il territorio». Quest’anno per la prima volta i premi principali sono stati assegnati a film non europei come Messico, Cina, Palestina e Isreaele. «Molto rappresentato, però, anche il cinema umbro, con le opere di Folco Napolini, Matteo Ceccarelli e il film ‘New Life’, il premio Ubaldi Moschin alla sceneggiatrice ternana Barbara Petronio, il workshop su Carlo Rambaldi organizzato da Umbria Film Commission e il premio per la miglior produzione al regista ternano Andrea Sbarretti. Mentre il corto tutto ternano Run ha ricevuto ben tre ‘Angeli’, per il miglior attore protagonista (Riccardo Leonelli), migliore attrice protagonista (Mariavittoria Cozzella) e miglior colonna sonora (Marialuna Cipolla)». A commento di ciò è intervenuta Martina Tessicini, presidente dell’associazione San Martino, partner dell’evento: «Il festival era, è e sarà un pilastro della cultura a Terni, anche perché dà la possibilità alla cittadinanza di riflettere su temi importanti e di stretta attualità, mettendo a confronto diverse visioni».

Polemiche Vincitori nelle rispettive categorie (documentario e cortometraggio) ed ex aequo per la miglior sceneggiatura sono stati la registra israeliana Iris Zaki e il collega gazawi Mohammed Almughanni. Vittoria che avrebbe acceso però un po’ gli animi. «Noi – commenta Casali – siamo molto felici che abbiamo entrambi accettato il nostro invito e abbiano condiviso per una settimana lo stesso albergo, lo stesso ristorante, lo stesso palco». Dal quale sono arrivate solo parole di pace. Non siamo però riusciti a farli salire insieme e a fargli stringere la mano, perché Mohammed si è rifiutato di dialogare con Iris, che pure è una pacifista ed è molto solidale con la causa palestinese». Il regista ha accusato l’organizzazione di «aver cercato di promuovere la pace ‘in modo molto ingenuo’». Da parte sua Iris Zaki sostiene di essere arrivata a Terni «con il cuore aperto e la mano tesa», dicendo anche che «noi, come artisti, dovremmo sforzarci di rompere le barriere politiche e astenerci dal boicottare gli individui, cosa che contraddice gli stessi principi di inclusività e comprensione che sosteniamo. Coloro che si addolorano per le vite dei palestinesi non possono, in buona coscienza, ignorare le vite degli israeliani e la profanazione della vita umana. È fondamentale – conclude la regista – che eventi come il carissimo festival di Terni siano liberi da posizioni politiche unilaterali. Invito a incoraggiare un dialogo ricco di sfumature che riconosca la complessità delle cose e consideri ogni vita come sacra».

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