Il trio Modigliani

di Anna Maria Rengo

Trentanove stagioni concertistiche (all’inizio erano due l’anno, primaverile e autunnale), per un’attività che, fatta eccezione per una breve interruzione nei primi anni Ottanta, va avanti dal 1977. Dal 2003, è il pianista Angelo Pepicelli alla guida dell’associazione Filarmonica umbra, che inaugura domenica al teatro Secci (con il concerto del Trio Modigliani, composto da lui, dal fratello violoncellista Francesco e dal violinista Mauro Lo Guercio), la sua stagione 2013/2014.

Gli sponsor privati Un ricco programma di concerti e conferenze, messo a punto non senza difficoltà: «Dai partner privati – racconta Angelo Pepicelli – abbiamo sempre avuto pochissimi aiuti, parliamo di qualche centinaia di euro e da parte di pochi sponsor. Le ragioni sono note: l’economia che non va, ma anche sei o sette anni fa, quando avevamo a disposizione il teatro Verdi, era sempre difficile coinvolgerli. Per qualche grande evento, penso al concerto del maestro Sokolov, c’eravamo riusciti. Un buon momento, ma durato poco, anche perché ora che come capienza massima, nelle sale da concerto disponibili a Terni, ci sono trecento posti, possiamo organizzare solo eventi che danno scarsa visibilità allo sponsor. E l’unico privato disposto a investire, in questi casi, è chi crede nella cultura: ma dov’è?».

E quelli pubblici Per fortuna, ci sono delle colonne che possono scricchiolare, ma non cedono: «Sono contento che la Regione, il Comune e la fondazione Carit ci sostengano quasi al massimo delle loro possibilità e che credano nella bontà delle nostre iniziative». Ma i fondi a disposizione nel corso del tempo si sono assottigliati: «Nel 2003 ricevevamo dal Comune 50mila euro, nel 2012 solo 6.500. Purtroppo il fondo complessivo per la cultura si è molto ridotto e la conseguenza è che oggi riceviamo molto meno, anche se percentualmente più di dieci anni fa».

Tempi incerti La difficoltà viene anche dall’incertezza su tempi e ammontare dei contributi: «I tempi della programmazione di una stagione sono lunghi e precedono di molto quelli dell’erogazione dei contributi. A oggi abbiamo certezza dei contributi 2013 del Ministero dei beni culturali e della Fondazione, ma non ancora di quelli di Comune e Regione, e sta per partire la stagione 2013/2014. L’anno scorso proprio a causa di questo problema abbiamo dovuto cancellare l’ultimo evento e sostituirlo con un concerto meno costoso».

Il teatro Verdi Quanto pesa la mancanza di questo spazio? «Cambia le prospettive, l’organizzazione e naturalmente il risultato finale delle stagioni. In quella 2008/2009, l’ultima in cui ci sono stati eventi ospitati al teatro comunale, abbiamo contato una media di 484 spettatori a concerto. Ora, se va bene, possono essere massimo 300, tenendo conto che non possiamo vendere più di 100 biglietti, dal momento che dobbiamo riservare i posti ai soci, che sono circa 200. Con questi numeri, e avendo l’esigenza di tenere basso il prezzo del biglietto, perché il mercato ternano non risponderebbe bene se venissero alzati, diventa difficile l’organizzazione, anche se naturalmente mai gli eventi si ripagano con i biglietti, ma l’apporto decisivo lo danno gli enti e gli sponsor. Per mancanza di spazi e di fondi sono stati dunque ridotti soprattutto i concerti per orchestra».

La condivisione Ma quali sono le motivazioni personali che la spingono dal 1983 come socio e dal 2003 come presidente, a impegnare tanto tempo ed energie nell’organizzazione di eventi musicali a Terni? Pepicelli ride: «Questa domanda me la sono fatta più volte, specie quando penso che magari avrei potuto concentrarmi di più sull’attività di concertista. Quello che mi spinge è un concetto generale nei confronti della vita: la mia famiglia, ma anche Terni, oltre che l’istituto Briccialdi dove ho studiato, mi hanno dato tanto, da qui è nata l’esigenza di far crescere la cultura, di far sì che anche la mia città condivida la mia passione e desiderio di musica. E questa esperienza mi, ci ha dato tanto, a contatto diretto con il pubblico anche noi siamo cresciuti. I musicisti devono uscire dal proprio guscio, altrimenti il suonare diventa limitato».