di C.P.
Slitta ancora la riapertura al pubblico di Palazzo Primavera a Terni, prevista inizialmente nell’autunno 2024. «I lavori in tre stralci previsti sono sostanzialmente ultimati», conferma l’architetto Carlo Fioretti durante il sopralluogo della Prima commissione consiliare di Palazzo Spada mercoledì mattina. A rallentare il tutto però è l’assenza di una certificazione prevenzione incendi.
Palazzo Primavera Finite le opere insomma, i nodi sono venuti al pettine. Conclusi i tre stralci da circa 650 mila euro, «siamo in fase di collaudo, mancano solo piccole migliorie». Meno ‘piccoli’ però i problemi con il parquet. Come spiegato in mattinata «il progetto originario di riqualificazione dell’edificio prevedeva solo la pulizia del parquet». La pavimentazione tuttavia è sprovvista di certificato «presumibilmente dal 2016». E ora dovrà essere sottoposto a «trattamento intumescente. Bisogna levigare poi passare la vernice. Possibilmente ad acqua perché ridurrebbe i tempi di alcune settimane, contrariamente a quella sintetica». Praticamente tutto l’edificio è ricoperto di parquet e si tratta di una superficie totale di 1.018 mq. I costi per i lavori, secondo una prima stima, si aggirerebbero intorno ai 60 mila euro. «E va fatto ogni cinque anni. Se possibile – aggiunge Fioretti – ci appoggeremo alla ditta che ha già svolto la maggior parte dei lavori e per farlo, si spera, ci vorrà almeno un mese o un mese e mezzo».
Lavori Il resto – dall’illuminazione all’efficientamento energetico – c’è. Qualche carenza documentale sulla riserva idrica, ma nulla di apparentemente insormontabile. Il nodo è proprio la pavimentazione. Tanto che alla fine della visita, l’assessore ai Lavori Pubblici Giovanni Maggi ci ha tenuto a sottolineare: «Qui il problema è stato nella progettazione iniziale». E in attesa dell’ottenimento della certificazione, Palazzo Primavera potrà ospitare eventi, mostre e spettacoli? «Si potrebbe anche, ma con attività diversa. Con un pubblico limitato – un centinaio di persone – e sale ad accesso limitato. Sarebbe uno spreco», chiosa Fioretti.











