Condannato in primo grado a 30 anni, il 33enne ucraino Dmytro Shuryn, reo confesso dell’omicidio di Bala Sagor, per tutti “Obi”, il 21enne bengalese ucciso nel settembre scorso a Spoleto e fatto a pezzi. La Corte d’Assise di Terni (presidente Simona Tordelli) ha escluso l’aggravante dei futili motivi e non ha riconosciuto le attenuanti generiche. La Procura aveva chiesto l’ergastolo e 18 mesi di isolamento. Con la sentenza sono stati anche concessi 100 mila euro a ciascuno dei genitori di Obi, 70 mila a ciascuna sorella e 50 mila alla nonna.

Secondo quanto ricostruito, il giorno del delitto i due, ex colleghi di lavoro e amici, si videro nella cantina dell’assassino. Obi, che col proprio stipendio aiutava la sua famiglia nel Paese d’origine, doveva riavere da Shuryn, che si è scoperto avere il vizio del gioco, 150 euro. Proprio la richiesta di restituzione del denaro avrebbe acceso la discussione tra i due; si sarebbero spinti a vicenda, Shuryn diceva di non avere soldi ma Obi evidentemente ne aveva necessità anche perché voleva iniziare un corso da saldatore per incrementare le opportunità lavorative. Ma le ambizioni e le aspettative del giovane bengalese sono andate in frantumi con tutta la sua esistenza: Shuryn lo ha accoltellato e lasciato riverso a terra all’interno della propria cantina, coperto con un lenzuolo, poi è andato al lavoro come se nulla fosse accaduto. Non ha chiamato soccorsi, né forze dell’ordine; successivamente, quando ha avuto tempo, ha provato a chiudere il cadavere dell’amico in una valigia, salvo poi optare per il suo smembramento. Ha quindi fatto il corpo a pezzi, li ha raccolti in tre differenti sacchi e li ha gettati in tre differenti zone di Spoleto. 

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La lettura della sentenza giovedì mattina. Nel corso della precedente udienza, la difesa, affidata all’avvocato Donatella Panzarola, aveva contestato la ricostruzione dell’accusa definendo, quella del movente economico «una semplificazione». Secondo l’avvocato di Shuryn, a innescare la coltellata letale al collo che ha ucciso ‘Obi’ sarebbe quindi stata, la «condotta offensiva e inaspettata» tenuta dalla vittima, che in cantina davanti al diniego alla restituzione dei soldi avrebbe spintonato più volte Shuryn. In questo quadro, la difesa aveva quindi chiesto di escludere l’aggravante dei futili motivi per l’omicidio e di riconoscere l’attenuante della provocazione e anche le attenuanti generiche come prevalenti sull’aggravante del vilipendio e dell’occultamento.

Giovedì, in fase di replica, la Procura tuttavia ha insistito: «Obi voleva i suoi soldi, per questo è stato ucciso e le spinte sono state reciproche, non possono essere classificate come provocazione, hanno rappresentato solo l’occasione di sfogo dell’impulso criminoso dell’imputato, che è emerso aveva rubato a casa dell’amica ed era solito mentire. Obi – ha sottolineato il sostituto procuratore Roberta Del Giudice – non è stato nemmeno ucciso con un’unica coltellata, verosimilmente è stato colpito di spalle mentre cercava di scappare. L’aggravante dei futili motivi e l’attenuante della provocazione sono legate, ma nel senso che la seconda esclude la prima».

Reiterando la richiesta di massima pena, la parte civile ha aggiunto: «Smembramento e occultamento di cadavere, secondo la difesa, sono aspetti riconducibili allo stato di panico dell’imputato. Tuttavia è evidente la lucidità con la quale Shuryn ha agito in tutte le fasi successive all’omicidio. La confessione, inoltre, è intervenuta solo quando l’imputato è stato inchiodato alle sue responsabilità per elementi indiziari a suo carico. quindi una confessione intervenuta a valle, non di pregio. L’incensuratezza, da sola, davanti alla gravità, non è un’attenuante riconoscibile e la condotta dopo il delitto è gravissima».

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