di Noemi Matteucci

Quando si dice ‘musica a cappella’, in Italia, si pensa a un solo nome: Neri Per Caso. Hanno attraversato indenni l’ultimo ventennio, dal momento della loro vittoria, nel 1995, al festival di Sanremo con lo storico brano Le ragazze. Di strada ne hanno fatta, di dischi ne hanno pubblicati, di credibilità non ne hanno mai persa. Si ripresentano al grande pubblico il 22 gennaio con un nuovo album, NPC 2.0, e arrivano a Terni per la seconda tappa del loro tour giovedì 28 gennaio, in apertura di Visioninmusica 2016. Intanto, regalano qualche piccola anticipazione a Umbria24 attraverso la voce di uno dei membri storici, Gonzalo Caravano.

I Neri Per Caso tornano con un nuovo album, NPC 2.0. La dicitura ‘2.0’ sta ad indicare, in genere, l’ultima generazione. È un rinnovamento? Un’evoluzione?

Per prima cosa, il 2.0 è un voler giocare con il numero 20, perché il disco è rappresentativo dei nostri venti anni di carriera, raggiunti nel 2015, anche se il gruppo si è formato nel 1989, iniziando a far musica con il riarrangiamento di grandi pezzi per la radio, come Englishman in New York e Nothing Like the Sun, di Sting. Il disco è una nostra fotografia: contiene una parte antologica, una cronostoria di tutte le canzoni che da sempre facciamo, ma che non abbiamo mai inciso, e tre inediti. Più che esser cambiato, il gruppo si è evoluto: insieme alla storica ‘famiglia’ composta da Ciro Caravano, Gonzalo Caravano, Domenico Pablo ‘Mimì’ Caravano, Mario Crescenzo e Massimo de Divitiis è arrivato il ‘nipote’ più piccolo, Daniele Blaquier, che ha preso il posto di Diego Caravano, oggi completamente dedito all’insegnamento.

Da quel Sanremo del 1995 a oggi, quali cambiamenti avete percepito nel panorama musicale italiano e internazionale?

Sicuramente, il cambiamento maggiore è quello di un’involuzione delle vendite dei supporti tradizionali. Nel 1995 vendemmo 600 mila copie; oggi sarebbe davvero difficile raggiungere un traguardo tale, anche i grandissimi autori faticano. Da una parte, Internet, YouTube e i supporti digitali hanno portato a una sensibile riduzione del mercato, ma dall’altra le nuove tecnologie hanno facilitato la registrazione, la diffusione e il contatto con il pubblico. Con i social network è finita l’epoca delle stanze piene di lettere dei nostri fan, possiamo parlarci subito, in modo diretto e immediato.

Parliamo della musica a cappella in Italia, di cui senza dubbio rimanete i ‘detentori del monopolio’ nel nostro Paese. C’è ancora mercato?

Sicuramente siamo stati i primi a portare il genere in Italia e a farlo conoscere al grande pubblico. È sempre un forte motivo di orgoglio sapere che se si pensa alla musica a cappella, il primo nome che viene in mente è quello dei Neri Per Caso. Da quando uscimmo, la realtà c’è e tiene, sono nati anche altri gruppi che hanno avuto successo anche all’estero, penso ad esempio ai Cluster. Di sicuro, il nostro gruppo ha dato il ‘la’ alla diffusione del genere, che comunque rimane di nicchia, seguito dagli appassionati, nonostante il nostro stile sia molto ‘pop-a cappella’. La musica a cappella è però seguita da una ‘nicchia planetaria’, universalmente riconosciuta, fattore che ci ha portato fortuna anche all’estero, consentendoci di arrivare ad esibirci nelle Americhe e in Asia, in entrambi gli emisferi.

Nei lontani anni ’80 vi siete uniti sotto il nome del jazz vocalist Bobby McFerrin, re indiscusso della musica a cappella, e a luglio del 2015 avete aperto un suo concerto al Festival di Ravello. Com’è stato? Sono previste altre collaborazioni?

In due parole, è stata la realizzazione di un sogno. Un’emozione indescrivibile. Non ci sembrava vero di essere lì e di avere davanti il nostro idolo, il mentore che in qualche modo ci ha creati. Al momento non abbiamo collaborazioni in programma, ma non ci poniamo limiti di nessun genere: chissà che il futuro non riservi qualche sorpresa.

Qual è la canzone che più rappresenta i Neri Per Caso e perché?

Non c’è dubbio: Le ragazze. Non esiste concerto in cui non la proponiamo o in cui non venga richiesta. Siamo molto affezionati a questo brano, un po’ per la fortuna che ci ha portato, un po’ anche per scaramanzia. È sicuramente la ‘nostra’ canzone.

 

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