di Stefania Supino
In Umbria le donne lavorano meno, guadagnano meno e continuano a sostenere da sole il peso della cura della famiglia. Questo è il quadro emerso durante l’incontro Lavoro ed equilibrio di genere in Umbria, promosso dalla Regione Umbria, in collaborazione con la Consigliera di Parità e l’Agenzia Umbria Ricerche.
Divario uomo-donna in Umbria La disparità tra uomini e donne appare profonda e sistemica, solo il 63,3 per cento delle donne umbre tra i 20 e i 64 anni è occupata, contro l’80,5 per cento degli uomini. Per quanto riguarda la mancata partecipazione al lavoro da parte delle donne la percentuale si aggira al 13,6 per cento, quasi doppia rispetto a quella maschile del 6,9 per cento. Rilevante anche che il 32 per cento delle donne in età attiva è inattiva, spesso per mancanza di opportunità. La maternità, infine, continua a rappresentare un ostacolo, su 100 donne senza figli, solo 87 sono occupate dopo la nascita di un figlio, a testimonianza di un sistema che non sostiene le madri.
‘900 dimissioni di madri nel 2022’ Durante l’incontro, svoltosi alla Casa delle donne di Terni e moderato da Carla Arconte, sono intervenuti rappresentanti istituzionali, sindacali e del mondo della ricerca, tra cui Rosita Garzi e Vittorina Sbaraglini, consigliere di Parità regionale e provinciale, Marco Damiani dell’agenzia Umbria ricerche, Enza Galluzzo, esperta di politiche di genere, Barbara Silvestrini della Cgil e Francesco De Rebotti, assessore regionale. È stato evidenziato come, nonostante un maggiore investimento femminile nella formazione – le donne studiano più e meglio – resti forte la penalizzazione nell’accesso al lavoro, nella carriera e nelle retribuzioni. Un dato emblematico è stato registrato nel 2022 con 900 dimissioni di madri nei primi tre anni di vita dei figli. La presidente di Terni Donne Aps, Paola Gigante, nei saluti iniziali ha ricordato quanto sia urgente affrontare il nodo delle disuguaglianze economiche e sociali, per costruire un’Umbria inclusiva.
