di Marta Rosati

A seguito del video identikit che Umbria24 ha proposto ai propri lettori per ciascun candidato sindaco, con questa intervista scritta intende approfondire alcuni temi emersi in campagna elettorale e conoscere ancor meglio gli aspiranti primo cittadino. Tre quesiti sono gli stessi per tutti, mentre gli ultimi due sono stati pensati su misura per ciascuno dei sette in corsa per la fascia tricolore. L’ospite di oggi è Josè Maria Kenny.

Se fosse eletto sindaco di Terni, sulla base di quali criteri sceglierebbe il proprio vice e gli assessori? Quali le deleghe che assegnerebbe?

«Secondo i criteri della competenza e dell’affidabilità. La squadra di governo dovrà essere un giusto mix tra generi, competenze, esperienze, rappresentatività e sensibilità culturali e politiche. Servirà lavorare con spirito di squadra sulla base di un’idea di città e di valori condivisi. Parlare di deleghe mi pare prematuro. Quello che so è che vorrei tenere per me le deleghe alla partecipazione, alla trasparenza e alla legalità, e, data la situazione emergenziale, anche quella alla sanità».

Tra i temi più sentiti dai cittadini, nel corso di questa campagna elettorale, compaiono la carenza di opportunità di lavoro e le inefficienze della sanità pubblica. Nei limiti delle competenze dell’ente comunale, quali strategie adotterebbe per migliorare Terni in questo senso?

«Occorre un nuovo patto tra città e impresa. Il Comune deve tornare ad essere un interlocutore utile a creare opportunità di sviluppo incentivando formazione avanzata e ricerca. Deve farsi attore principale di azioni di promozione territoriale, fuori dai confini comunali e regionali, attraendo investimenti e mettendo a disposizione una macchina comunale efficiente e sburocratizzata. Questo vale anche nei rapporti con il mondo nell’Università e della ricerca avanzata. Serve maggiore radicamento, dipartimenti e puntare a raddoppiare la popolazione universitaria. Le attività didattiche a Terni vanno ripensate attraverso un serio progetto di relocalizzazione e integrazione, con l’obiettivo di dare maggiore vita al centro della città. Quanto alla sanità, i cittadini hanno il diritto di poter contare su un sistema sanitario pubblico che funzioni. La destra intende proseguire il processo di privatizzazione della sanità che è in atto. Il nostro primo obiettivo è quello di opporci a questa deriva riaffermando il diritto ad una sanità pubblica e universalistica che funzioni davvero. Come? Rivendicando risorse pubbliche per il nuovo ospedale, dicendo no alla convenzione con l’Università sulla sanità per come è stata finora immaginata. Diciamo sì, invece, ad un’azienda ospedaliera di alta specialità, fortemente integrata con l’azienda territoriale e l’inserimento in essa degli ospedali di Narni e Amelia. Per l’azzeramento delle liste di attesa serve un nuovo sistema di gestione delle prenotazioni e delle prestazioni, (No, al Cup regionale, Sì, al criterio di prossimità nelle prenotazioni), più risorse a disposizione del pubblico, un nuovo modello organizzativo strutturale per il Pronto soccorso. È indispensabile un suo ampliamento e potenziamento con più personale sanitario destinato all’emergenza-urgenza. Una sanità territoriale maggiormente diffusa, che si realizza attraverso nuove case della salute, più assistenza domiciliare e maggiore attenzione agli anziani, ai malati cronici e alle persone con disabilità. Tra i temi più sentiti anche quello della sicurezza: penso ad un apposito ufficio comunale che dia risposte in questo senso e una squadra di pronto intervento per curare le strade e le piccole manutenzioni legate al decoro urbano.

Terni, tra i tanti brand che negli anni passati altre amministrazioni hanno tentato di cucirle addosso, ha conosciuto un’importante parentesi cinematografica. Oggi restano un festival, una film commission regionale e gli Studios di Papigno. Cosa farne?

«Tra quelle citate manca all’appello il centro multimediale, che è dotato di strutture e teatri di posa ancora funzionanti e attuali. Terni può ancora poter dire sua nell’ambito dell’industria culturale italiana. Ma la stagione del grande cinema temo sia tramontata. Bene il rapporto con la Film commission regionale, bene il sostegno al Festival Cinematografico Popoli e Religioni, che è cresciuto ed è una manifestazione di qualità e rilievo nazionale ed internazionale. Bene continuare ad attrarre produzioni sul territorio ma il tema industriale legato al Cinema credo sia stato segnato dalla scelta di Cinecittà di raddoppiare gli spazi di produzione su Roma attraverso i fondi del Pnrr. Per Terni e Papigno è arrivato il momento di guardare oltre. Il Brand della Città di Terni deve ripartire da tre elementi centrali: acqua, energia, verde. I Fiumi, Nera e Velino, la Cascata delle Marmore, Lago di Piediluco. L’Energia, da fonti rinnovabili e un sistema avanzato di centrali idroelettriche. Terni è fra le 5 città capoluogo di Provincia più verdi d’Italia (per dotazione di aree e spazi verdi per abitanti e per patrimonio arboreo). Questi elementi che possono rafforzare il brand della città vanno rafforzati con politiche orientate alla transizione ambientale ed energetica, con l’obiettivo di ampliare le aree boschive e verdi urbane, i parchi, riaprendo quelli di quartiere chiusi da anni (Parco Rosselli), piantando più alberi, al fine di catturare la CO2. Mi impegno personalmente a lavorare per un Piano Climatico territoriale di Terni e Narni. Per Papigno la mia idea è che occorra un grande piano e progetto che tenga insieme innovazione, ricerca, ambiente, energia, riqualificazione e rigenerazione urbana e territoriale. Un progetto culturale e scientifico di respiro nazionale ed internazionale che parta dalla bonifica e messa in sicurezza del sito Sin (Sito di Bonifica di Interesse Nazionale. Ricerca ed innovazioni per la transizione ambientale, energetica a e digitale; la realizzazione del grande Museo dell’energia, dell’industria e del Lavoro. Un progetto di questa portata dovrà vedere il coinvolgimento attivo dei grandi attori presenti sul territorio: Enel, Terna, Acea/Asm, Eni. Un grande Museo a valle della Cascata delle Memore che rafforza l’offerta dei servizi turistici con ricadute più ampie su tutto il territorio, a partire da quelli delle Antiche Municipalità. Da finanziare con con i fondi del Pnrrrr + Fondi Programmazione Comunitari 2021 -2027. Su questi temi serve dunque realismo nelle scelte ma anche pensare in grande rispetto al futuro».

Lei tende sempre in qualche modo a prendere le distanze dalle scelte operate dal Pd e dalle altre forze che la sostengono rispetto al mancato campo largo di centrosinistra. Leggendo qua e là i sondaggi pubblicati di recente, che idea si è fatto di quella mancata intesa? Lei avrebbe fatto un fatto passo indietro?

«Le forze che mi sostengono hanno condiviso un metodo partecipativo, e una visione dello sviluppo della città. Sono fiero di avere al mio fianco partiti e pezzi di società civile che intendono avere una visione riformista, laica, ambientalista, sociale e femminista. Ci siamo ritrovati intorno a quattro temi cruciali per la città. L’attenzione alle fasce più deboli, alla sanità pubblica e ai servizi e alla sicurezza. C’è bisogno di una nuova visione dello sviluppo industriale compatibile con i temi ambientali e con la transizione ecologica. E infine, rimettere al centro i quartieri, la socialità, il ruolo del terzo settore per scrivere insieme un progetto che rimetta al centro il bisogno di riscatto di un’intera comunità che si sente smarrita e insicura rispetto al futuro. Resta il rammarico per non aver incrociato questa traiettoria anche con altre forze che per valori e visioni potevano arricchire questo percorso. Quanto al passo indietro, lo avrei fatto se mi fosse stato chiesto dagli stessi che mi hanno voluto alla guida di questa coalizione in nome di un bene più alto. Ma ciò non è semplicemente successo».

Innovare è la parola d’ordine della sua campagna elettorale. Cosa pensa di poter offrire concretamente a Terni in questo senso?

«Innovare significa cambiare marcia, aprirsi al mondo, alle nuove competenze, alle nuove opportunità che la scienza e la tecnica mettono a disposizione. Sento di dover innovare anche il rapporto con la macchina amministrativa e con le organizzazioni economiche e sociali. C’è bisogno di tornare a confrontarsi, di concertare e a scegliere insieme. Siamo chiamati a governare i processi in una città complessa, non i suoi cittadini. I loro bisogni e le loro aspettative devono venire prima degli interessi di pochi. Terni deve tornare ad essere una città europea capace di attrarre investimenti, di dialogare e aprirsi al mondo».

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