Un carcere

di C.P.

«Serve assistenza psichiatrica e medicinale che serve per poter vivere una vita abbastanza decente per poi, forse, essere riabilitati». Queste le parole del sindaco di Terni Stefano Bandecchi riferendosi ad un’ampia parte della popolazione carceraria di Sabbione. Oltre a problemi atavici e cronicizzati, come sovraffollamento e mancanza di personale, lunedì mattina in consiglio comunale focus del primo cittadino sulla carenza di strutture socio-sanitarie per la riabilitazione di persone che «non dovrebbero nemmeno entrare in carcere».

Carcere di Terni Il dibattito a Palazzo Spada ha preso il via da un atto di indirizzo illustrato dal capogruppo del Pd, Emidio Gubbiotti, che in premessa: «Questo atto di indirizzo lo abbiamo protocollato il 18 marzo e purtroppo alle problematiche che andavamo ad elencare, si somma l’accaduto dei giorni scorsi. Ultimo di una lunga serie di eventi che hanno caratterizzato in modo negativo l’istituto penitenziario di Terni». Il riferimento è all’uomo, detenuto a Sabbione, che si è tolto la vita nella sua cella lo scorso primo maggio. «Abbiamo cercato di rilevare in maniera sommaria quali sono le maggiori criticità dell’istituto, dove ci sono circa 450 detenuti nella misura del 30 per cento in più della capienza prestabilita. Le vicende critiche che lo riguardano sono la carenza atavica di personale, c’è un gravissimo problema di gestione sanitaria, mancano risorse umane che si occupano della popolazione carceraria, con delle problematiche psichiatriche importanti». Problematiche affini a quelle di altri istituti penitenziari del Paese.

Discussione Parlare di ‘riabilitazione’ in un contesto come quello di Terni, per i proponenti «è impossibile». La richiesta è dunque quella di «intervenire, nelle modalità possibili e secondo le competenze del Comune, e di interloquire con chi di dovere per risolvere questa situazione cronica». In merito interviene il consigliere Marco Celestino Cecconi (FdI): «Alcune cose vanno fotografate. Dei 422 residenti in quel domicilio, una parte, originata dal 10 per cento della popolazione, costituisce quasi il 40 per cento della popolazione carceraria». Poi si spiega meglio: «Sappiamo che a Terni siamo circa 110 mila persone, oltre il 10 per cento è una popolazione residente costituita da stranieri. Questo 10 per cento genera quasi il 40 per cento della popolazione carceraria. Noi importiamo giovani ‘nullafacenti’, esportiamo menti universitariamente preparate, importiamo anche più di qualche disagio. E’ recente la notizia che sono state inserite alcune decine di unità di polizia penitenziaria anche nel carcere di Terni, resta da recuperare un vulnus generato negli anni passati, ovvero un’età media molto alta».

Le parole del sindaco «Ritengo che dobbiamo lasciare le ideologie da parte. I fatti accaduti nell’ultima settimana ci hanno evidenziato un problema, che oggi ci dev’essere maggiormente evidenziato. Credo che la Regione potrebbe già maggiormente aiutarci e noi potremmo aiutare il ‘nostro’ istituto penitenziario a diventare un posto più sano. Innanzitutto, è bene sapere che oltre 250 persone detenute non sono in grado oggi di poter avere alcuna riabilitazione, perché hanno un problema di carattere sanitario». Secondo Bandecchi «serve maggior coordinamento. Il tavolo messo su dalla Regione è mancante nei confronti del Comune di Terni ed è mancante anche di una componente fondamentale che è quella sanitaria». Il primo cittadino poi concentra l’attenzione sulle strutture socio-sanitarie e sull’allarme droga e alcol, «problemi non esclusivamente sociali». «Non la squallida galera – ha concluso – servono ambienti capaci di curare le persone».

Votazione «Ricordiamoci che molte persone sono ancora in attesa di giudizio – ha aggiunto la consigliera del gruppo misto Cinzia Fabrizi -. Un elemento di sovraffollamento delle carceri ma anche di ingiustizia. Sul fatto che le persone con patologie psichiatriche non debbano stare in carcere sono d’accordo, ma qui c’è un problema ben più grande. Non c’è un sistema di cure e supporto adeguato che aiuti le famiglie perché abbiamo deciso di chiudere alcune strutture». Alla fine della discussione l’atto è passato con 23 voti favorevoli e 3 astenuti.

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