di Mar.Ros.

Raffica di interlocuzioni incrociate tra regione Umbria, Governo e direzione aziendale dell’Acciai speciali Terni. Questa, da quanto trapela, la situazione in queste settimane che dovrebbero precedere la la firma dell’agognato patto per lo sviluppo della storica fabbrica di viale Brin.

Regione-Mimit-Arvedi Il processo sin qui vuoto di stesura e sottoscrizione di un accordo di programma per le sorti della fabbrica ternana Arvedi-Ast, a garanzia di tutti gli stakeholders in campo, si è protratto fin troppo a lungo e che sia il momento di firmare un’intesa che blindi gli impegni industriali, ambientali e sociali è ormai evidente. Per questa ragione il ministro delle Imprese e del Made in Italy ha fissato una nuova deadline: fine maggio. Tuttavia al recente tavolo di confronto, proprio al Mimit, non tutti i nodi sono apparsi sciolti. A ostacolare l’intesa, in particolare, la questione energetica.

Arvedi-Ast A margine della riunione romana, proprio il ministro Urso ha fatto sapere che in quella sede «sono stati condivisi i primi elementi utili a creare un contesto favorevole per l’attuazione degi investimenti dichiarati dalla proprietà». L’impegno fino al 2028 è di oltre 560 milioni di euro destinati all’aumento dell’efficienza della produzione di acciaio inox, nonché investimenti per assicurare sicurezza e sostenibilità ambientale (il Mimit contribuirà con un finanziamento a fondo perduto di circa 70 milioni di euro). Tre anni fa, all’avvio di tale percorso si era parlato di una spesa complessiva da un miliardo di euro. Tuttavia della partita legata alla produzione di acciaio magnetico, ad oggi, il Cavaliere, non vuole più saperne. Occorre cioè valutare gli sviluppi del settore Automotive per investire in tal senso. Ad ogni modo, i costi per l’energia rappresentano per la proprietà di Ast una criticità in bilancio; e proprio su questo si gioca l’intesa di fine mese (se tutto va bene almeno stavolta).

Nodo energia per Acciai speciali Terni In particolare la Regione Umbria, il Mimit e il Ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica starebbero lavorando in questo senso a misure per rendere strutturalmente sostenibile la produzione di acciaio. Tra queste, come noto, sono allo studio agevolazioni dedicate alle aziende energivore nell’ambito del rinnovo delle concessioni idroelettriche previste al 2029 e l’introduzione di incentivi all’acquisto di rottame per l’acciaio speciale, strategico per la transizione verde e digitale del Paese.

Il futuro di Ast Da indiscrezioni risulta però che dai vertici di viale Brin, la richiesta avanzata fosse di accedere gratuitamente al 30% della energia totale prodotta dalla vicina centrale di Galleto. La sfida, in queste settimane, è raggiungere un accordo tra le parti che sia vantaggioso per il sito siderurgico ritenuto ancora strategico nella produziona nazionale, ma che sia allo stesso tempo inscritto in uno spazio normativo di riferimento ben definito, nonché rispettoso delle esigenze di altre aziende energivore. Quel che è certo è che la Regione non è intenzionata a fare mezzi passi sulle questioni ambientali, ma anzi chiederà all’Arvedi-Ast uno sforzo rivoluzionario rispetto al passato. Poi ci sono da tenere in considerazione gli aspetti sociali: occupazione, indotto, salute e sicurezza.

Accordo di programma L’intesa finale la dirà probabilmente lunga sulle intenzioni della proprietà. La predisposizione ad accettare ad esempio in un domani prossimo agevolazioni di lunga prospettiva darebbe un segnale diverso da quello della ‘cassa veloce’ oggi. Resta in tal senso interessante capire sotto quali garanzie la questione del magnetico sarà congelata. Non resta che attendere il testo dell’Accordo chiesto tre anni fa e non ancora abbozzato. 

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