di Mario Mariano
Sono passati otto anni e Carlo Vicedomini non ha nessuna intenzione di attaccare gli scarpini al chiodo. Eppure il rischio di doversi fermare e magari di subire le conseguenze di quell’intervento chirurgico alla testa erano alte. Proprio per ribadire la propria riconoscenza all’equipe dell’ospedale di Perugia che lo operò, che il calciatore ex Castel Rigone si è messo in contatto con la redazione di Umbria 24. «Fu un periodo davvero brutto quando a Perugia mi venne diagnosticato un meningioma, che mi stava procurando forti mal di testa e una preoccupante perdita di equilibrio. Giocavo nel Castel Rigone e per fortuna i dirigenti mi misero nelle mani di un grande uomo ed un eccellente medico, il dottor Corrado Castrioto. Non finirò mai di ringraziarlo perché mi ha restituito sano e salvo alla vita, alla mia famiglia. La massa che comprimeva il cervello era prossima all’encefalo e ricordo che quando tornai cosciente mi venne detto che l’intervento chirurgico era riuscito, lasciandomi anche buone speranze di poter tornare a giocare». Carlo, all’epoca padre di Edoardo, un bambina di due anni, viveva a Perugia con la compagna Alessandra, a due passi dal centro. «Da allora non sono più tornato in Umbria, ma ho bei ricordi di tutto. In ospedale furono fantastici; il caso ha voluto che parlando con il dottor Castrioto durante la convalescenza ho scoperto che siamo originari della stessa città, Lecce, nati in quartieri vicini, con tante amicizie in comune. Ho saputo che ha lasciato il servizio per limiti di età da poche settimane e desidero mandargli un grande abbraccio. Nel frattempo sono diventato papà di una bambina, Bianca e l’esperienza di Perugia ha rafforzato il mio rapporto con Alessandra. Ci siamo sposati pochi mesi dopo la mia guarigione. I primi tempi sono stati duri, ma poi ho trovato chi mi ha dato fiducia. Il primo a credere che ero tornato calciatore è stato Alessandro Corallo, ds del Nardò. Adesso sono nel Barletta, nel campionato di serie D e lottiamo per la promozione. L’entusiasmo non si è scalfito neppure un po’, faccio sacrifici perché la famiglia vive a Lecce, ma ne vale la pena. Qui c’è una passione incredibile per la squadra; la storia racconta di epiche imprese anche tra i professionisti. In una città di 100 mila abitanti allo stadio non ci sono mai meno di 6 mila persone». Al telefono ha voluto prendere un impegno: tornare a Perugia alla prima occasione. «Non c’è solo il dottor Castrioto da ringraziare, ma anche il medico sociale del Castel Rigone Trinchese e tanti altri. Un giorno non mi basterà per abbracciare tutti».
