di Mattia Farinacci
Mentre si avvicina la sfida dell’Adriatico contro il Pescara, Fabio Tito risponde ai microfoni della stampa nella classica conferenza di metà settimana tornando alla sfida contro l’Entella e alle sue condizioni fisiche in vista del prossimo big match: «C’è stato il problema di Maestrelli che doveva giocare dal primo minuto, io avevo appena ripreso da un problema. Obiettivamente non avevo tutti i minuti che poi ho fatto, però si stringe i denti in queste situazioni e ci si mette a piena disposizione del gruppo. Sono partito da quarto mentre Martella da braccetto: il mister sa che ha a disposizione giocatori che possono ricoprire più ruoli. Io sto lavorando bene per poter essere della gara (contro gli Abruzzesi, ndr), anche perché è l’ultima dell’anno ed è importante. Ce la metterò tutta per poterci essere».
Le vicende personali La prossima sarà per Tito la sfida contro quella che poteva essere la sua attuale squadra, anche se i colloqui con la società di Sebastiani sono stati solo superficiali: «C’è stata una chiacchierata con il Pescara, nulla di più. Dovevamo prendere un terzino e alla fine sono andati su Crialese. Ma sono altre le squadre di questo girone dove le cose erano molto più serie. E solo il mio procuratore sa quanto ho voluto venire a Terni, era il mio obiettivo». Il destino e una forte volontà lo hanno portato invece a Terni, dove proverà a coronare un sogno inseguito per l’intera carriera: «La Serie B è qualcosa che sto inseguendo e finché reggeranno le gambe ci proverò. Dopo tanta gavetta mi piacerebbe confrontarmi con una categoria superiore. Si vede che fino a questo momento ho meritato quello che ho ma non mi do per vinto. Quello che sto facendo qui lo facevo anche ad Avellino, dove ho cercato in tutti i modi di poter salire. Farò lo stesso qui in qualsiasi maniera. Sono contento di essere a disposizione del mister senza preferenze per i ruoli che ricopro».
Il Pescara «È una partita importante ma non fondamentale – prosegue Tito -, arriva a ridosso della sosta, ci stiamo preparando bene perché sappiamo che affrontiamo una squadra forte e quindi serve quell’attenzione in più. Ma già se si va a vedere la partita scorsa abbiamo dato l’ennesima dimostrazione che questa squadra non muore mai, è segno di attaccamento e di dedizione alla causa. Il dettaglio in queste partite è fondamentale, perché loro sono forti in tutti i reparti, altrimenti non sarebbero lì con noi nei primi posti. Hanno dimostrato di poter stare lì e meritano rispetto. Andiamo lì con umiltà come abbiamo fatto con tutte. Vanno dati i meriti a Baldini per come gioca la squadra, ha ereditato il lavoro di Zeman e lo sta portando avanti». La partita di domenica sarà dunque un’occasione per riscattare la prima giornata d’andata: «Se abbiamo steccato contro Pescara, Campobasso o Rimini in casa è solo colpa nostra e non di altre dinamiche, però è vero che all’andata contro il Pescara eravamo ancora un cantiere aperto. Domenica forse avremo l’occasione per riscattarci. Comunque siamo stati bravi a recuperare punti nell’ultimo mese e il gruppo è stato maturo a pensare che nei punti di penalizzazione ormai erano andati».
Il gruppo Tutto merito del gruppo dunque, la cui forza viene raccontata attraverso un aneddoto raccontato dallo stesso Tito: «Ci sono stati momenti non belli nell’extra campo che tutti conosciamo. Lì ti trovi a un bivio perché nello spogliatoio ci sono persone che hanno figli, famiglie e responsabilità e non è facile. I risultati ci hanno aiutato ma quello è stato un bivio importante dove non si sapeva che fine fare e dove abbiamo dimostrato di essere uomini, perché nelle difficoltà è più facile tirare i remi in barca e noi non l’abbiamo fatto. Siamo andati tutti nella stessa direzione, e i fatti ci stanno dando ragione. Non abbiamo ancora fatto nulla però sono felicissimo di vivere tutti i giorni questi ragazzi nello spogliatoio perché c’è un gruppo importante, si nota la differenza con i gruppi con cui sono stato negli anni scorsi, nonostante fossero importanti anche quelli. Questo porta a dei vantaggi, e vi garantisco che se un gruppo è così forte e coeso può superare grandi difficoltà».
