di Mario Mariano
I sogni non si realizzano in un giorno, e neppure in due o tre. A Gianni Troiani, capelli bianchi, fosforo in testa e tanto fuoco interiore, sono serviti quattro anni per organizzare una squadra di calcio all’inizio davvero squinternata, e poi cresciuta grazie a passione competenza di uno che lo sport lo ha praticato ed insegnato e che poi ha toccato con mano come le sue idee si allontanavano dal calcio italiano.
Dall’Umbria all’Africa Pazienza se il sogno che aveva si è avverato lontano da casa, tanto lontano che ancora oggi qualcuno si chiede chi glielo faccia fare, dato che ha una bella famiglia e laggiù gli ingaggi non sono certo milionari. «Sento davvero di aver raggiunto un traguardo importante della mia vita di allenatore e di uomo – risponde lui -: portare a giocare la mia squadra, il Nakumatt in Umbria dove vive la mia famiglia, dove ho solide amicizie ,dove come dissi proprio ad Umbria24 all’inizio della mia avventura africana, è assai difficile se non impossibile realizzare un progetto a lungo respiro».
Programma serrato Il Nakumatt è sbarcato in Italia e in quattro giorni giocherà quattro partite, senza pause, con questo programma: Città di Castello, Spoleto, Perugia ed infine Tavernelle, patria di uno dei patron della società africana che partecipa alla Prime League in Kenia. «Fosse dipeso solo da me sarei rimasto più a lungo nella mia terra ed avremmo giocato tante altre partite, magari contro le squadre in cui ho giocato o dove ho allenato, perché non è certo la fatica il problema più importante per i calciatori africani; loro resterebbero in campo anche otto ore di fila, e dopo l’allenamento c’è pure chi fa qualche chilometro a piedi per arrivare a casa».
Scommessa vinta Il metodo adottato da Troiani nella gestione dei calciatori deve essere davvero quello giusto se, in quattro anni, i risultati hanno convinto i dirigenti all’inizio scettici ad investire in impianti sportivi, nella organizzazione per una crescita fisica e tecnica dei giovani. «Non sembri esagerato se dico che siamo partiti da zero – spiega -; la mia tenacia unita alla grande passione dei ragazzi ci hanno permesso di raggiungere livelli di un calcio distante da quello europeo, ma ugualmente meritevole di essere preso in considerazione. Al di là di aver coronato un sogno, anche la squadra troverà un termine di confronto; un premio per i tanti sacrifici fatti, anche se il termine mi sembra eccessivo, rapportandolo alle abitudini del calcio italiano».
Foligno Una promozione storica ai tempi di Guido Mazzetti allenatore del Grifo, Troiani avrebbe voluto affrontare anche il Foligno, sua seconda patria calcistica sia da calciatore che da allenatore. «Mi piacerebbe riabbracciare il presidente di quei tempi, l’avvocato Ariodante Picuti, un personaggio che molto ha dato allo sport di Foligno e alla crescita dell’Umbria, con la sua passione e competenza nel Consiglio regionale».
Conta il fair play Un Amarcord che lascia spazio sia al passato che al presente: «Con questa tournée – sottolinea Troiani – manteniamo fede ad un impegno preso con la squadra, una sorta di premio promozione, e sono certo che, al di là dei risultati sul campo, la palestra di apprendimento sarà importante per i miei calciatori, proprio nel confronto con una realtà tanto diversa.Prima di scendere in campo mi limiterò solo a ricordare che conterà molto il loro comportamento, il fair play che dimostreranno».
