di Carlo Forciniti
Doveva essere l’anno del rilancio. Della lenta ma graduale risalita. Quello in cui si sarebbero poste le basi per la caccia alla promozione in Serie B. Ed invece, il 2025 è stato un crescendo di delusioni e preoccupazioni in casa Perugia. Anche per via di quanto sta accadendo in queste ore a causa delle vicende che in Argentina riguardano il presidente Faroni.
I conti non tornano Sul campo, guardando al lato prettamente calcistico, il Grifo si è congedato male dalla scorsa stagione, chiusa senza raggiungere l’obiettivo minimo rappresentato dai playoff. Peggio di così sembrava difficile fare. Eppure in quella in corso, invece, le cose sono andate ancora più a sud. Come testimonia la classifica che vede Angella e compagni impelagati nella lotta per non retrocedere nei dilettanti. L’unico momento di “luce” si è avuto il 9 giugno scorso, quando il 120esimo compleanno del club è stato festeggiato in un Curi che sapeva d’antico. Colmo di entusiasmo e passione come non si vede da ormai tanto, troppo tempo.
Rivoluzioni in serie Da gennaio a dicembre, sulla panchina della società biancorossa si sono alternati quattro allenatori: Zauli prima, Cangelosi e Braglia poi, fino a Tedesco che sta provando a raddrizzare la barca insieme a Riccardo Gaucci e Walter Novellino, rientrati al Perugia in autunno nel pieno dell’ennesima crisi di risultati costati la panchina a Braglia, che a sua volta aveva sostituito Cangelosi che era l’allenatore designato per guidare i grifoni in questa stagione. Che ha visto anche il divorzio dal direttore sportivo Mauro Meluso.
Nel complesso, in dodici mesi il Perugia non è mai riuscito ad imporsi in trasferta in 18 gite fuori porta. Appena nove le vittorie nell’anno solare. Dodici i pareggi. Quindici le sconfitte. Numeri da dimenticare. Come un anno che si chiude tra tanti, troppi punti interrogativi.
