Champions League 1996-97, da sinistra Carmignani, Sacchi e Ramaccioni

di Walter Verini

Ho voluto unirmi anch’io, con una telefonata affettuosa, agli auguri per l’importante tappa nella vita di Silvano Ramaccioni, che oggi (insieme al fratello gemello Tommaso, che proprio martedì in una intervista alla Gazzetta dello Sport Silvano definisce come quello più competente di calcio…) festeggia un importante compleanno. L’ho fatto perché Ramaccioni è davvero parte significativa della vita, della memoria collettiva, dell’immaginario di più comunità: quella tifernate, quella perugina, quella umbra, quella di fede milanista e di quella che ama il calcio. Una parte importante, perché Silvano Ramaccioni l’ha fatta, la storia del calcio. Nella nostra Città di Castello, innanzitutto. Chi scrive stava dietro la porta nord dello stadio, a fare il raccattapalle, quel giorno di fine maggio del ’67 quando il gol di Franco Cristini nella porta del Riccione spalancò al Città di Castello le porte della serie C, facendo esplodere di biancorosso tutta la città.

Molto più di un segretario E Silvano era il segretario della società, ma in realtà molto di più: una sorta di figura ante litteram di general manager che poi sarebbe esplosa nel Perugia di D’Attoma e Castagner e nel Milan di Berlusconi. La sua vita era allo stadio di Via Zampini: presente a ogni allenamento, attento anche a quelli di noi pulcini del Nagc, poi esordienti, allievi, juniores… A tutti consigliava sempre di lavorare e lavorare sulla tecnica. Era il Città di Castello di presidenti come Franco Caldei e Azelio Renzacci. Poi il salto a Perugia, il Perugia dei miracoli, della serie A, dell’imbattibilità in campionato; ma anche il Perugia che organizza e anticipa modalità moderne – e manageriali – per la gestione di una squadra di calcio professionista. Furono anni indimenticabili, di trasformazione per il calcio italiano, anni in cui Silvano era una personalità di grande intelligenza e valore.

Il perno del Milan Non stupì l’approdo rossonero, alla corte di quel signore che sul calcio investì molto del suo futuro imprenditoriale e politico, decidendo di costruire e mantenere per anni un Milan stellare. Silvano Ramaccioni fu un perno di quel Milan: vinse tutto il vincibile, trattò campioni di livello planetario, soffrì e – soprattutto – gioì per tantissimi anni sulla panchina del Milan. Sempre con straordinaria professionalità. Unita però a gentilezza, signorilità, semplicità. Che ne hanno fatto davvero un personaggio di primissimo piano del calcio italiano ed europeo. Che non manca mai di tornare, col pensiero e – quando può – di persona, nella sua terra, alla cui solidità e serietà somiglia. Buon compleanno!

 

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