Ranocchia fa boxe (Foto da Twitter)

Credo che nella vita delle persone ci siano momenti in cui ti va tutto benissimo e si arriva all’apice. Poi arrivano le difficoltà. E lì ci sono due strade. Puoi smettere di lottare e migliorare. Oppure fai qualcosa per andare più in là. Arrivi a un punto in cui sopporti tante cose non positive. Se uso questo termine è perché a me è capitato, e ho deciso di abolire la parola “negativo”. Al massimo ci sono le cose non positive. E mi sono alzato da solo l’asticella verso cose migliori». È un periodo non facile per Andrea Ranocchia, il difensore umbro dell’Inter, che si confessa al Corriere della Sera. «Sento un pregiudizio su di me. Sembra che all’Inter non abbia vinto solo io. Ma il periodo negativo non è stato tutto e solo mio. È stato dell’Inter. In sei anni avrò visto passare un centinaio di giocatori. Oltre a tre presidenti e proprietari. Ma tutto questo cambierà»

Supporto psicologico Ranocchia ha deciso di non farsi abbattere dalle difficoltà. «Da tre mesi – racconta – vado in un centro in cui mi seguono dal punto di vista fisico e psicologico. È lì che tiro di boxe, per esempio. E poi c’è una persona con cui parlo. Non è uno psicologo. È laureato in Fisioterapia ma è anche esperto di mental training. Parlare con lui mi è servito a capire che quasi niente nella vita è irrimediabile. E anche quello che lo è non è detto che sia un male. Puoi subire critiche, insulti, denigrazioni. Ma se lavori tantissimo, ti impegni, vesti una maglia che milioni di persone vorrebbero vestire (e sei pagato tanto per farlo), la tua famiglia sta bene: ecco, se hai consapevolezza piena di tutto questo, è meno difficile volgere in positivo le cose che non vanno».

Montolivo Un altro ragazzo italiano bersagliato dai fischi a Milano è Riccardo Montolivo. «A Ricky ho scritto subito dopo l’infortunio e i messaggi di quelli che gli auguravano il peggio – dice Ranocchia -. Ha avuto una reazione da uomo. D’altronde, è il capitano del Milan. E da uomo intelligente. Io ho partecipato a una campagna contro il cyberbullismo, perché penso a tutti i ragazzi che non hanno la forza di reagire. Una soluzione non ce l’ho. Posso solo parlare per me, e dire che sono arrivato al punto che non è più un problema».