di Mario Mariano
Come Dorando Pietri, il maratoneta che nelle olimpiadi di Londra stramazzò al suolo a pochi metri dal traguardo. Al Perugia non riesce l’impresa di allungare la serie di risultati positivi, e con il k.o. del Curi è forse costretto a dire addio ai play-off. Se si lasciano sei punti ad una squadra che ha avuto una stagione travagliata, che all’andata giocò addirittura per un tempo in dieci, non ci sono assenze che possano giustificare la débacle. Basta con gli equivoci, se qualcuno si rende protagonista dell’impresa ( le vittorie di Cagliari, Crotone e Lanciano), poi non si può più dire che è una riserva, e che i titolari sono in infermeria. Davis Mangia ha dato una lezione di gioco a Bisoli, questa è una delle verità di un pomeriggio amaro. Reduce dai trionfi in campo esterno, il Perugia si è ripetuto al Curi quando si tratta di impostare il gioco, di alzare il ritmo, di utilizzare un palleggio sicuro in area avversaria, vengono fuori le magagne. Seppure abbia avuto la superiorità del possesso di palla nel primo tempo, il Grifo ha mostrato limiti evidenti: un valzer che ha prodotto un solo tiro in porta. Di contro la sufficienza mostrata dal suo giocatore migliore Antonio Rosati, ha pesato sull’economia del risultato. E quando piove sul bagnato (anche quando c’è il sole, gli errori si possono sommare) Bisoli è andato in tilt con due cambi durante l’intervallo, due sostituzioni che hanno contribuito ad aumentare la confusione. Il tecnico di Porretta Terme ha avuto larghi meriti durante l’emergenza e quando aveva scelte limitatissime se non nulle. Potendo contare in panchina su tre attaccanti come Bianchi, Fabinho ed Ardemagni, delle due l’una: o non era in in carenza di giocatori, o era preferibile portare qualche giovane se gli anziani non erano nella migliore condizione. Mandando in campo nella ripresa prima Fabinho e poi Bianchi, Bisoli ha completamente annullato l’alibi dell’emergenza. Ripresa in salita, e lo dimostra il fatto che l’Ascoli è andato vicino ad un successo ancor più robusto. E a proposito di temperature, Cacia ha fatto il bello e cattivo tempo mettendo in difficoltà tutta la difesa. Errori a getto continuo, un pomeriggio da dimenticare. Nessun processo né al tecnico né alla squadra, ma solo la voglia di scandire le cose che si vedono, senza usare due pesi e due misure. Non è possibile che i calciatori siano dei fenomeni quando la squadra realizza imprese impossibili contro le migliori del campionato, e diventano modesti quando affrontano avversari che hanno obiettivi diametralmente opposti. Bisoli si taglierà la barba, e nessuno si strapperà i capelli. Piuttosto occorrerà dare un senso a questo finale di campionato, magari lasciando da parte i play-off e le affermazioni del tipo: «Giochiamo la partita dell’anno»
Rosati: esce con troppa sufficienza e combina il pasticcio, lui che è un punto di forza. Viene risparmiato nella ripresa, ma il suo errore finisce per pesare. Voto: 5
Molina: più intraprendente nella ripresa che in avvio, i suoi cross sono però lenti quanto uno scatto alla telefonata. Voto: 5+
Volta: cade nella trappola che Mangia disegna bene tenendo in attacco il solo Cacia. Non pervenuto né sul primo né sul secondo gol, quando avrebbe dovuto prevenire le situazioni. Voto: 5
Mancini: Cacia lo porta a spasso per tutto il fronte d’attacco. Respinge corto nel primo tempo, aprendo, forse, facendo suonare il primo campanello d’allarme. Pomeriggio da dimenticare. Voto: 5
Spinazzola: fa la sua parte nel primo tempo e non si capisce perché Bisoli lo trattenga negli spogliatoi. E’ l’unica da avere cambio di marcia, peccato gli manchi il tiro. Voto: 6 (dal 1’ s.t. Milos: avanti e indietro, non si è ancora capito bene quale sia il pezzo migliore del suoi repertorio. Non è spumeggiante come altre volte, non interviene nel secondo gol marchigiano. Voto: 5-)
Rizzo: quanto a corsa non è secondo a nessuno, la precisione nel passaggio o il turo dalla distanza sono un’altra cosa. E’ tra gli ultimi ad arrendersi. Un voto in più per la generosità voto: 5,5
Zebli: vivace per gran parte del primo tempo, va in confusione nella ripresa quando salta qualsiasi meccanismo possibile e immaginabile. Voto: 5+
Prcic: pochi errori ma il ritmo è lento e i lanci si contano con il contagocce. Prova più volte alla conclusione ma viene murato. Voto: 6
Della Rocca: di esperienza ne ha tanta e non dovrebbe girargli più la testa se gli assegnano compiti sempre diversi. Iniziative isolate, anche lui fermato sul più bello. Voto: 5,5 (dal 1’ s.t. Bianchi: al rientro dopo chissà quanto tempo, viene buttato nella mischia sperando nel suo fiuto per il gol Ma senza gioco le occasioni latitano. Voto: 5)
Zapata: tra i più propositivi a Lanciano, finisce per incartarsi in iniziative sterili. Voto: 5,5 (dal 23’ s.t. Fabinho: avrebbe potuto riaprire la partita ma Lanni si supera. Non era forse il caso di schierarlo all’inizio se non altro perché a Lanciano era stato tra i migliori? Voto: 6
Aguirre: fallisce un gol forse perché tropo facile. Con il passare dei minuti gli prendono le misure e lui cha ha forza nelle gambe e potenza nel tiro finisce per arrendersi. Velleitario come un piccolo gatto. Voto: 5
Bisoli: lo esalta solo l’emergenza. Quando non deve fare scelte, e soprattutto quando la squadra gioca sull’avversario, è eccellente. In tutti gli altri casi mostra dei limiti. Voto: 5
