La gioia dello storico massaggiatore biancorosso Renzo Luchini (Foto F.Troccoli)

di Maurizio Troccoli

Renzo Luchini, un posto fisso nella storia del Grifo. Che nessuno gli può togliere.

La leggenda ‘Nessuno tocchi Luchini’, è l’appello che i tifosi del Grifo hanno sollevato in quelle rarissime occasioni (probabilmente una soltanto nella sua lunga carriera biancorossa), in cui il ruolo attribuitogli non era quello primario che la storia del Grifo gli ha assegnato.Parliamo di un professionista vero, di un perugino doc che ha il tatuaggio del Grifo nel cuore. Con la stagione appena ripartita Renzo è alla sua 47esima stagione. Ovviamente anche lui ha dovuto fare un periodo di apprendistato sia ai tempi del Santa Giuliana, che al Curi,  con il memorabile massaggiatore Bruno Palomba. Poi è stato tutto un crescere di qualità umane e professionali, con relazioni importanti a tutti i livelli del calcio italiano. Relazioni affettuose, con presidenti, calciatori, con i loro familiari e con i tifosi. Ad ogni problema familiare o personale di un grifone, sia esso famoso che sconosciuto, Renzo ha sempre posto rimedio.

Il precedente Solo Covarelli non aveva capito che fermare Luchini avrebbe significato mettersi contro una parte della tifoseria e della storia. Luchini ne ha sofferto. Poi con la ripartenza del Perugia della serie D, rivoluto da Arcipreti e Damaschi, Luchini è ritornato ad occuparsi di muscoli e di spogliatoio. L’età è quella da pensione. Ma i miti non vanno mai in soffitta. Luchini anche quest’anno fa parte della rosa, a tutto tondo, salvo che da quanto risulta a Umbria24, la società avrebbe intenzione di affiancarlo con un giovane allievo. Fatto lecito e, probabilmente, opportuno. Ma quel che lascia l’amaro in bocca, è che probabilmente sia quest’ultimo ad entrare in campo per portare soccorso, ogni qualvolta un grifone abbia bisogno di una spugna magica. Quella spugna magica.

Lunga panchina a Luchini Ovviamente a Renzo la cosa dispiacerà ma, essendo un perugino doc e soprattutto tifoso del Grifo sa di poter dare ancora il suo apporto importante e quindi considerarsi a tutto tondo il titolare della cattedra della fisioterapia della squadra. A rafforzare l’idea del suo infaticabile contributo c’è anche la testimonianza di chi lo vede all’opera tutti i giorni e preferisce non essere citato: «Le sue mani sono ancora d’oro, la sua velocità non ce l’ha neppure un trentenne».

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