Santopadre, Moneti e Rossi (Foto F.Troccoli)

di Daniele Bovi

Da una finestra dello studio perugino del notaio Mario Biavati, in via XX Settembre, piove un tappo di champagne quando ormai la sera è scesa da un pezzo. E’ il segno che il «Peruggia» a trazione romana è ufficialmente nato. Mercoledì pomeriggio infatti Massimiliano Santopadre e Gianni Moneti hanno ufficializzato l’acquisto delle quote della Fortebraccio srl nella quale, nelle scorse settimane, l’ex presidente Roberto Damaschi aveva riunito le azioni dei soci perugini. Quel 55% e spiccioli ora in mano a Moneti e Santopadre che diventano «copresidenti» del club biancorosso. Il primo, nella divisione dei ruoli pensata, si occuperà più della parte amministrativa e istituzionale mentre Santopadre penserà a quella tecnica. Un piccolo 2% è invece detenuto da Giuseppe Rossi, socio della prima ora di Roberto Damaschi.

Grazie a Damaschi I tre, accompagnati dal dg Luigi Agnolin, arrivano tirati e stanchi nella sala stampa del Curi quando ormai è quasi ora di cena. Inutile tentare di strappare indiscrezioni sulle cifre che Moneti e Santopadre hanno intenzione di investire per programmare la prossima stagione: «Di sicuro – dice Santopadre – investiremo almeno quanto in questa stagione». «In questo anno – osserva Moneti – avremo speso almeno un milione e mezzo». Prima delle cifre però è bene partire dalla fine, da quando cioè mister Frankie Garage spende parole di miele per Damaschi: «A lui – dice – intanto voglio dire grazie perché è grazie al suo coraggio che il calcio è rinato a Perugia. In queste ultime settimane ho conosciuto di più l’uomo e devo dire che è una brava persona. Certo, il calcio ci ha portato a discutere ma ora una cosa è certa: noi puntiamo a fare meglio di lui».

Sognare con i piedi a terra Quanto meglio sono i due «copresidenti» a spiegarlo. La linea è chiara: sognare con i piedi ben piantati a terra. «Se mi chiedono qual è il mio sogno – dice Santopadre – che devo dire, che è la serie D? Può darsi che resteremo dieci anni in C1 o che tra due anni saremo in B ma quel che è certo è che questa società deve crescere anno dopo anno. Non valuteremo solo i risultati calcistici». Ovvio che si punti in alto «ma qui non c’è nessuno che ha intenzione di far fallire le proprie aziende per raggiungere un risultato calcistico».

Costi e sprechi Prima di tutto si procederà ad un’attenta analisi dei costi «per dare un’organizzazione più efficiente ed evitare sprechi che ci sono stati». Inutile, anche qui, chiedere quali siano le eventuali sacche di inefficienza scoperte: «Ci sarà una riunione tecnica su questo». Anche la linea politica che riguarderà i contratti dei calciatori è chiara: Moneti e Santopadre puntano a contratti brevi «per stimolare i professionisti a fare bene. Poi certo, nel calcio vince la meritocrazia e sappiamo che ci sono giocatori di primo, di secondo e di terzo livello e in base a questi parametri, con i giocatori davanti, decideremo». «Il calcio – osserva Moneti – va trattato come un’azienda altrimenti si rischiano capitomboli che qui ci sono già stati e che nessuno vuole ripetere».

Le decisioni Di certo per il momento, allenatore compreso, ogni decisione è rimandata a fine campionato. «Certo, se poi qualcuno particolarmente legato alla vecchia società – spiegano i due –  chiederà di andarsene noi lo sostituiremo ma non taglieremo teste e non faremo epurazioni». Al momento, sulla lista, ci sarebbe il responsabile del settore giovanile Luciano Angelucci che potrebbe aver scelto di cambiare aria. «Noi non siamo tagliatori di teste – prosegue Santopadre – perché siamo in una società di professionisti seri che hanno fatto il bene del club. Se ci sarà, ci sarà qualche ritocco». Per quanto riguarda invece ulteriori possibili ingressi in società, i copresidenti spiegano che «per il momento stiamo bene così ma non ci precludiamo nulla, dipende chi è il socio». Di certo non sarà Franco Fedeli, uomo che i tifosi perugini ricordano benissimo: «A lui – dice Moneti – vorrei dire che dovrebbe meglio ponderare le parole quando parla di persone che non conosce. Noi non l’abbiamo mai contattato in nessuna occasione né abbiamo intenzione di farlo».

La piccola bomboniera Un’altra cosa altrettanto certa è che «noi non siamo né americani, né russi né “i du scemi” venuti da Roma. Siamo felici e orgogliosi di essere qui e siamo due persone serie e lo dicono le nostre aziende. Non sono io che devo convincere la gente, siamo seri da trent’anni e non diverremo dei Pulcinella qui a Perugia. Noi siamo qui solo per fare calcio e siamo qui perché questa è una società ricca di blasone. Faremo solo il bene del club e l’ambizione è migliorare tutti gli anni, crescere, tirare fuori giocatori importanti dalle giovanili». In sintesi, «il Perugia deve diventare una piccola bomboniera».

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