mercoledì 12 dicembre - Aggiornato alle 15:58

Le telecamere di Dazn sono tutte per Nesta. Eleganza e stile: ricorda Pep Guardiola

Prima vittoria da allenatore in Italia col Perugia. Una notte perfetta macchiata da un’espulsione per proteste. «Arbitri permalosi»

Alessandro Nesta, allenatore del Perugia (Troccoli)

di Enzo Beretta

Per stile ed eleganza in panchina Alessandro Nesta rassomiglia più a Pep Guardiola che a Maurizio Sarri. Niente tuta. Quella bianca con cui ha seguito il riscaldamento del Perugia mentre gli altoparlanti dello stadio sparavano ‘And we danced’ di Macklemore rimane nello spogliatoio. Domenica sera alle 20.58 il tecnico passa sotto la Curva Nord con un paio di pantaloni grigi a sigaretta e un maglioncino nero di cotone. Dopo il pareggio in extremis al Rigamonti le telecamere di Dazn per la prima in casa dei biancorossi sono quasi tutte per lui. Come fu per Pippo Inzaghi l’anno scorso a Venezia.

Diciannove giocatori nuovi Oggi, per la stella del campionato di Serie B con una sovrabbondanza di vittorie ottenute con Lazio, Milan e Nazionale, è il momento di vincere la scommessa da allenatore. Una «grande occasione» in terra umbra che non vuole fallire per nessuna ragione. Per raggiungere l’obiettivo sa di poter contare sul fedele secondo Lorenzo Rubinacci con il quale scambia opinioni quasi sempre tenendo la mano destra davanti alla bocca per evitare di essere ripreso. Definire ambiziosa la sfida di Nesta a Perugia sotto alcuni punti di vista potrebbe sembrare perfino un eufemismo: ci sono 19 giocatori nuovi e sconosciuti tra loro da mettere insieme. In pochissime settimane, però, le figurine stanno prendendo un’anima e con Gyomber al centro della difesa – indimenticato alla Roma per il jingleThere’s no need to feel down’ sulle note di Ymca – il livello della squadra dovrebbe crescere ulteriormente.

La stella del campionato di B L’arbitro della sfida con l’Ascoli si chiama Francesco Guccini (omonimo del cantautore modenese) e la missione di Nesta, che ogni giorno si spolmona e scherza con i suoi ragazzi durante gli allenamenti, è proprio quella di smentire una delle frasi celebri del più noto artista: Il peccato fu credere speciale una storia normale. Ci crede il patron Massimiliano Santopadre che scegliendo questo allenatore ha confermato di avere un fiuto invidiabile in marketing e affari: «Nesta? Siamo all’inizio, speriamo faccia bene, ce lo auguriamo tutti…».

Cartellino rosso L’applauso dei tifosi quando lo speaker annuncia le formazioni e urla il nome dell’allenatore è tiepido ma nel corso dei minuti l’entusiasmo diventa contagioso e si trasforma in un’ovazione quando, sul 2-0, Guccini della sezione di Albano Laziale (protagonista a Forlì di un’interpellanza in Comune per aver squalificato Vanigli in Serie D sette anni dopo quel fallaccio all’Olimpico che nel 2005 rischiò di compromettere la carriera di Francesco Totti) lo butta fuori per essersi ribellato all’espulsione di Kingsley. Un’entrata a centrocampo più scenografica che cattiva. Espulso, dunque, Nesta. Per proteste. Lui passeggia verso il boccaporto che conduce negli spogliatoi e non perde l’occasione per dare le ultime indicazioni al portiere brasiliano Gabriel. In 500 partite da professionista tra Serie A, Champions e Nazionale era stato espulso una sola volta per proteste. Una sola. «Semplicemente non mi sembrava un fallo da rosso – ammette in sala stampa -. Ai miei tempi c’erano arbitri come Braschi coi quali ci mandavamo anche a quel paese, oggi sembrano tutti un po’ permalosi e non si può dire niente perché scattano subito. Vengono a insegnarci come dobbiamo comportarci, ci metteremo il grembiule…».

Qui per smentire Guccini (quello famoso) Fino al 22mo della ripresa l’ex numero 13 aveva tenuto il timone del Grifo in maniera perfetta trascorrendo buona parte del match a tormentare le maniche del maglione e ad accarezzarsi i capelli, un vezzo che aveva sin da ragazzino e che non ha mai abbandonato forse perché lo aiuta a nascondere il suo carattere timido. Ha urlato ai giocatori in campo, ha gesticolato, ha battuto le mani e li ha incitati a mantenere ritmo e difesa alti, chiamando schemi, movimenti e cambi di gioco, accompagnando in tutte le discese l’esterno che spingeva vicino alla panchina. Ha incoraggiato i suoi a mantenere la calma e non si è mai messo seduto. In 67 minuti non ha quasi mai oltrepassato la linea tratteggiata che lo separava dalla vernice del fallo laterale. Al gol di Vido, settimo minuto, scatta in un salto di almeno un metro. Quando all’inizio della ripresa il 10 chiude la pratica nella porta opposta l’esultanza è un po’ più contenuta: il pugno destro si alza ancora, stavolta, però, ha il sapore di una liberazione. Lo diceva Guccini (quello più famoso): Il peccato fu credere speciale una storia normale. Con Nesta, di normale, non c’è mai stato niente. Neanche la prima vittoria da allenatore in Italia in una mite serata di inizio settembre conclusa con un ‘cinque’ affettuoso a un bambino diversamente abile, i soliti selfie coi tifosi e gli autografi della buonanotte.

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