Luigi Agnolin, foto Fabrizio Troccoli

di Mario Mariano

«Nel Dna di uno sportivo professionista non può esserci spazio per sentimenti diversi della gioia per ogni risultato positivo delle società che ti hanno dato fiducia e, se vogliamo dirla tutta, anche uno stipendio».

La telefonata Luigi Agnolin scandisce al telefono il concetto: «Si, ho proprio goduto per i tre successi del Perugia, e per diversi motivi. Il primo è perché resterà per sempre dentro di me il sentimento di stima, ricambiato, di quanti lavorano nel Perugia calcio. Mi riferisco agli impiegati, al personale che sta dietro le quinte, ma che posso assicurare, sono delle persone straordinarie, che danno un valore aggiunto al lavoro del Presidente».

Perugia città amica Agnolin, pensa di aver lasciato una sua impronta nei due anni in cui ha lavorato per il Perugia? «Deve permettermi di non rispondere a questa domanda, in maniera netta, qualunque cosa le dicessi, pur nella certezza che lei riporterebbe fedelmente il mio pensiero, sono sicuro che ingenererebbe qualche equivoco. A giugno ho fatto i miei complimenti al presidente, che ha qualità che gli ho sempre riconosciuto quando stavamo a contatto di gomiti, e quando ci siamo detti sempre in maniera diretta i nostri pensieri. A Perugia ho tanti amici, sia in società che fuori, ora che i miei pensieri sono concentrati sul Siena, non ho più tanto tempo per qualche gita, ma in fondo siamo a un’ora di distanza e prima o poi capiterà qualche rimpatriata».

La ripartenza dai dilettanti Agnolin riparte dai dilettanti, cioè dalla serie D dove è finito il Siena dopo il fallimento, ma non è una retrocessione per uno dei personaggi più qualificati del calcio nazionale quando era arbitro prima, e poi dirigente di punta della Figc, e il suo impegno ora sembra una sorta di missione. «Guardi, la carta di identità conta davvero poco: quando si sta dietro una scrivania, contano le motivazioni e quelle non mi sono mai mancate nella mia lunga carriera. Vuol sapere perché mi hanno chiamato a dare una mano al Siena? Quando anni fa ero dg al Verona, la società di quel periodo aveva il 40 % delle azioni del Siena e nel calcio se si opera seguendo certi comportamenti, non è poi tanto difficile ritrovarsi. Mi ha chiamato un dirigente di quel periodo, che vuole riportare in alto il Siena. Ho casa a Ghiaiole in Chianti e questo mi ha agevolato nel dire sì alla richiesta, il resto lo ha fatto la mia tenacia, il mio rigore nel credere nel lavoro, nell’organizzazione. Siamo ripartiti il 12 di agosto e in queste settimane qualcosa di buono l’abbiamo già fatto: 3700 abbonati, che è il record di tutti i tempi della Lega Dilettanti. Domenica al Franchi contro la Sangiovannese c’erano 5 mila spettatori, e quando vedi l’amore dei tifosi per la propria squadra, anche se scivolata così in basso, le forze di tutti si centuplicano. Mi sono rimboccato le maniche a Perugia e lo sto facendo a Siena. Proprio perché la nobilita di una società non dipende dalla categoria di appartenenza, posso aggiungere che abbiamo subito ripristinato i tornelli agli ingressi e confermato gli stessi steward della scorsa stagione. Due segnali forti per trasmettere fiducia alla città, agli sportivi».

Novellino? Domenica in tribuna avevate un perugino d’adozione che lei conosce bene, Novellino. «Walter ci ha portato fortuna, lui è venuto perché Morgia, il nostro allenatore, è suo amico, Novellino ha lo spirito che vorrei sempre vedere in un uomo di sport, la voglia di ripartire, le motivazioni che sono sempre alla base di tutto». Direttore, torniamo al Perugia: una partenza così sprintata, se l’aspettava? «Lo dico no, pur sapendo che la società ha lavorato al meglio, individuando i calciatori più adatti alla categoria. Il Perugia ha vinto tre partite giocando molto bene ed una in un grande stadio come è quello di Bari, ed in più contro squadre costruite non certo per obbiettivi modesti come Bologna e Carania. Avesse giocato contro dei fanalini di coda la sorpresa sarebbe stata molto diversa. L’entusiasmo sta producendo entusiasmo e lo vedo dalla convinzione dei calciatori, che cresce con i risultati, settimana dopo settimana. Una partenza così può essere sfruttata anche dovesse arrivare qualche calo di forma, in momenti meno convincenti. Lo zoccolo duro della squadra e dell’organizzazione c’è, ed è rappresentato dal mix di capacità manageriali e scelte tecniche. Nel Perugia non venne confermato Clemente, che pure era stato determinante nella promozione dalla seconda alla prima categoria, unicamente per una scelta tecnica che teneva conto degli obbiettivi della società. I parametri furono l’età e ad il passaggio ad una categoria superiore dove occorreva più velocità. Penso che lo stesso metro sia stato adottato per Mazzeo, le scelte pur difficili seguono dei parametri ed è anche per questo che il Perugia si trova in cima alla classifica».

Personale incredibile Dovesse scegliere un fotogramma dei suoi due anni al Perugia, una partita, una persona, su chi punterebbe? «Debbo ripetermi, ma lo faccio volentieri: punto sul personale della società, tutta gente con qualità speciali, sono nel calcio da una vita, ma un attaccamento ai colori della squadra come ho toccato con mano nei due anni di Perugia, non mi era mai capitato prima».

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