di Mario Mariano
Il secondo blitz consecutivo non può essere rimpicciolito dalla modestia di un Pisa dalle poche idee e confuse. Passato in vantaggio con un gol di Nicastro, che dovrebbe entrare di diritto nelle cineteche delle scuole calcio per mostrare agli allievi tutto ciò che occorre fare con poche mosse per battere a rete, il Perugia ha ancora una volta cambiato pelle. I centrocampisti si sono avventurati raramente, Dezi ha rinunciato alle sue solite serpentine, Nicastro è ripiegato nell’impedire agli allievi di Gattuso di perfino di respirare. Spesso il quadro tattico viene imposto dalle pieghe della partita, ma la capacità di cambiare pelle non è da tutti. Per dirla con una immagine figurata, Bucchi ha chiesto ai suoi di suonare la fisarmonica, strumento che si allarga e si restringe in tempi brevi.
Al Pisa non è riuscito quasi nulla in fase offensiva, perché manca di qualità e l’approssimazione è sembrata perfino palpabile quando è arrivato il forcing finale. Senza sussulti, se non per la possibilità di arrotondare il bottino. Ma tant’è. Anche il compassato Bucchi alla fine si è lasciato andare: abbracci carichi di trasporto, di cameratismo che viene rafforzato sì dai risultati, ma fin dalla partenza si era capito che il successore di Bisoli aveva avuto un buon impatto con l’ambiente e segnatamente con lo spogliatoio. Se si considera che lui, molto più dei suoi calciatori, è nuovo per un campionato terribilmente lungo e complesso come la serie B, appare evidente che ha impiegato poco tempo a leggerne difficoltà e contraddizioni. In primo luogo va detto che rispetto alle prime cinque partite, quando in tasca trovava solo elogi e non i punti, Bucchi ha risolto qualche equivoco tattico, ma sopratutto ha dato più peso all’attacco. Le mosse decisive, l’impiego di Nicastro: due piccioni con una fava, perché Di Carmine è passato al centro, con la possibilità di una girandola tra i due che continua a mandare in tilt gli avversari. Nicastro è un finto esterno, si accentra quando ha lo spazio per farlo, e quando c’è da scalare per le coperture non è di quelli che pensano di stazionare a metà strada. Ecco, il blitz di Pisa ha ribadito la capacità un po’ di tutti di sapersi sdoppiare, a seconda degli sviluppi del gioco. Un esempio per tutti, ad un quarto d’ora dalla fine, Monaco che va a chiudere sul secondo palo un cross dal versante opposto.
Rosati: Fosse Buffon adesso salterebbe su a dire: avete visto che so anche vestire i panni del portiere moderno, capace di uscire di piede e di testa? Lo dicesse avrebbe tutte le ragioni, perché è tonico, vigile, si potrebbe dire che si diverte a partecipare al gioco difensivo. Mezzo voto in più per aver messo un abito che non gli conoscevamo. Voto: 7
Belmonte: Vince il duello con Loris Varela, forse l’avversario più dotato tecnicamente. Non ha la corsa di Del Prete, ma anche nei lanci sta migliorando. Da probabile partente a puntello della difesa, con un rendimento più alto come esterno basso che centrale. Voto: 6.5
Mancini: Ancora in rodaggio e si vede nei duelli aerei e nei recuperi. Ma è assolutamente nella norma per chi è rimasto fuori per tanto tempo. Voto: 6
Monaco: Corazziere senza paura: se non ci arriva ricorre al fallo tattico, che non è una vergogna, e se c’è da mettere la bandana per un calcio in testa se ne infischia dell’estetica. Voto: 6.5
Di Chiara: Bucchi non è Bisoli e non gonfia il petto per promuovere i suoi gioielli, un fatto è certo, l’ex foggiano ha avuto un impatto positivo, denota personalità e coraggio ed anche questa volta lascia il segno. Voto: 6.5
Brighi: Centrocampo mobile, nel senso che ora è lui a giocare dietro a Zebli, ed ora lo ritrovi in più parti del campo. Al tempo di Castagner si sarebbe chiamato giocatore civetta, il Paolo Sollier della situazione. Ma a pensarci bene non è solo Brighi il giocatore che staziona in una sola zona di campo, e qui ritorna fuori il discorso del camaleontismo. Voto: 7
Zebli: Moto perpetuo ogni tanto deve rifiatare, altrimenti si corre il rischio di andare in apnea o di tirare qualche calcione antiestetico. Si alterna in regia con Brighi. Voto: 6 (dal 26′ st Acampora: tarantolato nelle due fasi, attacca e va vicino al gol, difende e si becca l’ammonizione. Comunque utilissimo. Voto: 6+)
Dezi: Mette da parte le serpentine e si dedica ad un prevalente lavoro di copertura, che solo superficialmente viene definito “gioco sporco”. Non avessero fatto pressing lui e i compagni si sarebbero ritrovati il Pisa 30 metri più in avanti e anche una squadra modesta avrebbe avuto maggiori possibilità di fare risultato. Voto: 6.5
Nicastro: Molto più di un talismano, gol da incorniciare e tanto lavoro per il collettivo. Voto: 7.5 (26′ st Drolè: il fatto che abbia capito subito il compito da svolgere nelle due fasi è già confortante. Poi i “numeri” del prima dall’infortunio, ma anche le conclusioni telefonate. Voto: 6)
Di Carmine: Il velo sul gol fa parte del suo bagaglio tecnico e quel gesto ha sicuramente creato sorpresa; si adatta ai ripiegamenti profondi, con poche azioni offensive. Voto: 6
Guberti: Finalmente tira fuori dal repertorio non solo i cross ma a anche il tiro. Non da punti di riferimento e sbuca fuori da ogni angolo. Voto: 6.5 (35′ st Buonaiuto: una conclusione e qualche altro svolazzo. Voto: ng)
Bucchi: Rivincita su Bisoli e rivincita su Gattuso, che lo aveva battuto ai play off. La squadra non ha un solo gioco, ne ha diversi. Nel guardaroba ha vestiti double-face buoni per tutte le occasioni. La capacità è quella di far indossare ai suoi i panni che occorrono al momento. Voto: 7
