di Giovanni Baricca

Forse la luce. Altrimenti l’oblio. Tutto in 90 minuti netti: vita o morte, dentro o fuori. Il Grifo e il Leone, che Andrea Camplone dovrà ridurre a un canarino per artigliare la B. Il tempo del calcio arriva tra un amen. Prima, ancora, è il tempo dell’attesa e della passione.

TUTTO IL CAMPIONATO IN UN MINUTO
IL GRIFO IN UN WEB DOCUMENTARIO. LA SINTESI

Conto alla rovescia biancorosso Il countdown di squadra e tifosi e società (e città) biancorossi è scattato da una settimana, dal 90′ di Salernitana-Perugia. Quello di Andrea Camplone, alla vigilia, bruciava svelto i secondi restanti. E intanto i tifosi invadevano Pian di Massiano: chi per sbirciare la rifinitura (a porte chiuse) dei grifoni, chi (un centinaio e piu) per preparare la coreografia che domenica abbraccerà il Renato Curi.

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«Ne resterà soltanto uno» Tornando al campo, diceva bene Camplone: «Partite così capitano una volta vita». E allora? «E allora ai miei ho chiesto di dare tutto, ma proprio tutto quello che hanno dentro. Niente tatticismi: saranno la rabbia e la voglia e la determinazione a decretare il vincitore. Alla fine ne resterà soltanto uno». Tradotto in moduli (in ballo sia il 3-5-2, sia il più improbabile ritorno al 4-3-3) e soprattutto in uomini (ballottaggi Franco-Fabinho e Rossi-Sini) le parole del tecnico suonano come un «Scelgo domenica mattina». Fatto sta che «tanto Mazzeo quanto Rossi, che a inizio settimana si erano allenati a parte, ora stanno bene. Comunque sia chiara una cosa: se convoco qualcuno è perché penso possa giocare».

Ultime stoccate al Frosinone Si diceva: il tempo del gioco ha da venire. Sabato era quello della pretattica e degli ultimi colpi di ‘guerra fredda’ con l’avversario. Le stoccate migliori Camplone le ha riservate proprio per questa partita: «Perugia e Frosinone sono grandi squadre. Solo che noi abbiamo giocato tutte le partite, abbiamo meritato tutti i punti sul campo. Loro invece con la Nocerina non hanno giocato…». Fine? Macché. Umbri e ciociari hanno filosofie di gioco molto diverse, gli fanno notare. I primi palla a terra sempre e comunque. I secondi lancio lungo per le punte e nulla più. Camplone coglie la palla al balzo: «Ognuno sfrutta le armi che ha. Al Frosinone un certo tipo di calcio ha portato punti. Noi, invece, per arrivare dove siamo arrivati abbiamo dovuto giocare a pallone».

«Campo veloce? Meglio per noi» La prima partita del pescarese sulla panchina biancorossa risale a un anno e mezzo fa. «Vedi tu il caso, era proprio una gara interna col Frosinone, finì 2-2». E quella di domenica, si spera, «potrebbe essere l’ultima in Lega pro». In questi giorni è piovuto a dirotto: «Campo pesante? Nessun handicap per noi. Anzi. Su un terreno veloce, a patto che stanotte si asciughi un po’, siamo pure avvantaggiati». Il Perugia potrà contare su due risultati buoni: panche un pareggio gli consegnerà la B. «No no», stoppa subito il ragionamento. «Non abbiamo alcun vantaggio. E ai ragazzi lo ripetuto fino alla nooa: giochiamo per vincere, come abbiamo sempre fatto, solo così possiamo fare risultato».

Notte in bianco La notte di Andrea Camplone probabilmente non sarà troppo diversa da quella dei tanti, tantissimi tifosi (saranno più di 20mila gli spettatori di Perugia-Frosinone) biancorossi. Notte insonne o giù di lì. Basta buttare l’occhio su facebook per rendersene conto. Le bacheche dei supporter perugini sono affollate di messaggi del tipo: «Quanto manca?». Marco e amici la mezzanotte la passano al Curi. Riccardo fa notare che «domani può avverarsi un sogno, sarà il campo a dare il responso ma sugli spalti… Noi andiamo di diritto in serie A». Gloria invece è breve e ficcante: «Tachicardia incontrollabile!!!». Il messaggio più eloquente però lo lascia – post riantracciabile nel gruppo facebook Ac Perugia – una ragazza, Laura: «E finalmente è arrivata questa data. La Nostra data. Noi, il Dodicesimo Uomo in campo e il Grifo… regaliamoci insieme questo sogno. Dajeeeeeeeeee!!!».

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