di Giovanni Baricca

Ventiquattro ore dal big-match e Dicara (Camplone è squalificato) lancia la sfida alla sua squadra: «Mettiamoci amore, passione, ardore e sacrificio. Mettiamoci la voglia di raggiungere un obiettivo comune». E la ricetta per spuntarla con il Benevento, quindi per uscire dalla crisi che ha colpito i grifoni nell’ultimo mese, culminati nello 0-1 contro il Pisa, è servita.

Niente rivoluzioni «Perché non è una questione tattica, né di scelte. Cambieremo il meno possibile. Sono gli stessi calciatori a voler ripartire dalle certezze, dai punti cardine del nostro gioco». Nelle parole del tecnico c’è l’implicita conferma che sarà ancora 4-3-3. Con Vitofrancesco a rilevare lo squalificato Filipe – al posto di Sini agirà Comotto – l’undici anti Benevento è pressoché completo. Chiedono al tecnico: Eusepi o Mazzeo? «Chi gioca gioca, mettiamo in campo tutte le qualità che ho elencato prima e…». Il fantasista salernitano, probabilmente, partirà dalla panchina e rileverà Eusepi a partita in corso. A destra del tridente si piazzerà Sprocati. Sempre a destra, in difesa spazio a al baby Conti.

Benevento crocevia «Il Benevento sarà un banco di prova importante, per tutti», ammonisce Dicara. Che ha fiducia nella squadra e nei confronti che calciatori, società e staff tecnico hanno avuto in settimana. A Benevento il Grifo si gioca parecchio: «Per la classifica, certo, anche se ancora manca molto alla fine del torneo. E per il resto. Domenica c’è in palio un po’ della nostra credibilità». A Dicara fanno notare il ruolino casalingo (più che favorevole, perfetto) dei ragazzi di Carboni. «Ne hanno vinte tre su tre, è vero. Contro una tutto sommato non eccezionale Paganese, contro Lecce e Nocerina, che abbiamo incontrato anche noi. Toccherà al Perugia mettere in difficoltà i giallorossi, aspettandoli passivamente non si andrebbe da nessuna parte».

Sassolini nelle scarpe Camplone e Dicara conoscono bene l’aria e le voglie della piazza beneventana. Lì hanno allenato nella stagione 2009/2010 e… Non si dica che Perugia e Benevento sono realtà identiche. «Sono città e squadre con storie calcistiche completamente differenti. A Benevento sono anni che si spendono soldi nel tentativo di raggiungere la prima serie B. Senza successo, forse, anche per le pressioni non positive che si sono create intorno alla squadra. Lì si sentono tutti allenatori, ma allenatori di cosa?». Pressioni diverse da quelle perugine: «A Perugia si è visto il calcio, quello vero. E quando hai visto il calcio che conta certe libertà te le puoi prendere. Anche i tifosi, che hanno il palato un po’ più fino del normale. Lì che hanno fatto categorie inferiori vivono di un ricordo… finto».