di Giovanni Baricca
L’ultima fatica, l’ultimo slancio del campionato. «Una vittoria sintomo di carattere. Le motivazioni c’erano, sì, ma rischiavano di essere meno forti che in altre situazioni. La squadra ha risposto bene, nel migliore dei modi possibili».
Finalmente i playoff Massimiliano Santopadre esce dal ‘Torre’ a testa alta. Orgoglioso della sua creatura, che ha graffiato la Paganese due volte, finalmente libero di poter pensare solo ai playoff. Un po’ la stessa dimensione che ora vive Andrea Camplone: il sollievo. «Non sarà stato lo stesso Perugia di sempre, ma ha comunque fatto cose buone. Il gol su palla inattiva (quello di Lebran, su calcio d’angolo, ndr) per esempio. O la gestione del vantaggio, oculata». Chiudere a un punto dall’Avellino? Il tecnico è serafico. «Con i se e con i ma non si va da nessuna parte», la risposta breve. «Senza polemiche, se hanno vinto lo avranno con merito. Sono stati bravi a conquistare tutti quei rigori…», quella più articolata e decisamente più maliziosa. Fatto sta che il Perugia ha chiuso la propria regular season in seconda posizione.
La testa al Pisa Meritata, legittimata pure a Pagani da «una gara tutto sommato discreta, seppur giocata sotto ritmo. Un banco di prova importante per tutti, la Paganese: Zanchi e Giani sono entrati bene; Rantier ha sfiorato il gol; Italiano mi è piaciuto, anche se il ritmo poteva essere alzato. Arrivare ai playoff con testa e gambe giuste è essenziale». Gli spareggi. Dove il Grifo troverà il Pisa: «Sì, proprio la squadra contro la quale è scattata la molla della nostra incredibile rincorsa. Pisa o Latina non fa alcuna differenza, chi tocca tocca, bisogna soltanto pensare all’obiettivo. Prepariamoci bene per affrontare i toscani, adesso: due giorni di riposo e poi sotto». Pisa o Latina non cambia nulla, dice il tecnico. «La Nocerina? Forse la più forte. Loro e noi ce la giochiamo».
Goleador per un giorno «Fare gol fa piacere sempre e a un difensore fa piacere anche di più. Figuriamoci, sono capace di esultare pure se segno in allenamento!». Fabio Lebran ha deciso la gara con quell’irruento ed efficace tuffo di testa. Ha spaccato la partita e spianato la strada alla sua squadra. «Dedico la rete ai miei compagni – dice il difensore – e alle persone che ci stanno a fianco tutti i giorni. Gente come Paolino, che cura l’erba del ‘Curi’, o Alberto, il gestore del ristorante dello stadio». «Testa e gambe stanno bene», assicura Lebran. Quasi a rispondere, indirettamente, all’appello di Camplone. «Non solo io, la squadra sta bene. Sia mentalmente che fisicamente. E poi… poi siamo secondi, abbiamo da giocarci due risultati buoni su tre. Ma dobbiamo giocare come abbiamo sempre fatto, nelle corde di questo gruppo c’è l’offesa, non la difesa».
