di Ivano Porfiri
Nel giorno della vita che continua vince l’olandese Weening. Dopo la morte di Wouter Weylandt e il ritiro della sua squadra, i corridori hanno messo in pratica la richiesta del padre del belga deceduto: «Andate avanti». E sono andati avanti in una delle tappe più dure dal punto di vista della sicurezza: la Piombino-Orvieto era insidiosissima per la presenza di 19 km complessivi di strade bianche. E infatti è stata costellata di cadute, tanto che alla fine Danilo di Luca ha detto: «Noi non siamo qui per fare ciclocross o mountain bike, questo non è ciclismo su strada».
Vince Weening Il trentenne olandese Pieter Weening vince sul traguardo di Orvieto la quinta tappa del Giro d’Italia e conquista la maglia rosa. Il corridore della Rabobank, che aveva 35” di svantaggio su David Millar è riuscito a imbeccare lo scatto vincente ai piedi della Rupe di Orvieto. Dopo essere scattato insieme a Gadret dal gruppo dei migliori, a 10 km dal traguardo ha raggiunto lo svizzero Kohler. Poi è partito da solo e ha distanziato i due compagni di fuga, poi ripresi dal gruppo. Vani i tentativi di riprenderlo, tanto che l’olandese ha conservato all’ultimo chilometro quella manciata di secondi necessari a vincere. Allo sprint per il secondo posto ha prevalso Arrojo su Pinotti.
Senza Leopard Ma anche oggi, a due giorni dalla morte di Wouter Weylandt, il ciclista belga della Leopard morto dopo una caduta vicino Rapallo. Alla vigilia della Piombino-Orvieto, dopo una tappa surreale, da Quarto dei Mille a Livorno, proprio la Leopard (che ha tagliato il traguardo toscano tutta insieme e abbracciata) ha annunciato il ritiro dal Giro e non si è presentata alla partenza.
Paura per Slagter E la sicurezza continua a tenere banco. Anche durante la Piombino-Orvieto numerosissime le cadute, specie nei tratti di strada bianca. Prima Cataldo finisce in una cunetta, poi è l’olandese Tom Jelte Slagter a far tremare tutti con una caduta in seguito a un passaggio di borraccia. All’inizio non si muoveva e la concitazione dei primi soccorsi aveva fatto temere il peggio. Poi fortunatamente ha mosso le gambe ed è apparso non in gravi condizioni.
Le interviste e polemiche Il vincitore Pieter Weening ha detto: «Per me è perfetto, mi sentivo forte già dopo il Normandia. Questa è la seconda grande vittoria nella mia carriera, proverò a difendere la maglia rosa più che posso ma il mio Giro è già perfetto, ma spero di volare anche nelle prossime due settimane». Intervistato dalla Rai, Vincenzo Nibali, che si è dimostrato fortissimo in discesa: «Sono andato avanti per cercare di non prendere rischi, sono stato anche sfortunato per la rottura dopo lo sterrato ma oggi va bene così». Polemico sul percorso Danilo di Luca: «Io ritengo che il Giro d’Italia sia una corsa su strada. Non facciamo ciclocross o mountain bike, in queste condizioni non è ciclismo su strada». Alessandro Petacchi: «C’era troppa discesa in sterrato, tanti li ho visti finire nei fossi, si sono fatti male per questa scelta. Può succedere di cadere ma in un percorso così è molto più facile».

