Per ricordare cosa ha rappresentato per Perugia e per l’Umbria il campo sportivo di Prepo, che domani sabato 28 Gennaio il presidente del Comitato Regionale umbro presenta alla città nella sua veste moderna, sta per uscire un libro che ricorda la storia di questo “monumento” dove migliaia di giovani hanno giocato a calcio. Il titolo è, appunto, ‘La favola di Prepo’, lo hanno scritto Mario Mariano ed Enzo D’Orsi, con prefazione di Roberto Renga. Per gentile concessione degli autori, pubblichiamo un capitolo del volume, dedicato a Giovanni Falovo, uno dei massimi protagonisti del calcio perugino di tutti i tempi, lo scopritore di Antognoni e non solo.
Il pioniere Un uomo di poche parole, burbero come soltanto i più generosi sanno essere, la sigaretta perennemente incollata alle labbra, il cappello a proteggere i capelli imbrillantinati, incarna la rinascita del calcio perugino: la guerra ha lasciato desolazione e macerie, ma l’Italia e Perugia si lanciano nella ricostruzione con grande entusiasmo. Lui si chiama Giovanni Falovo, ha una merceria di successo all’Elce – allora si riparava tutto in casa, si mettevano le toppe alle giacche consunte, si cambiavano i bottoni e le fodere – ma è divorato da una passione indomabile, il calcio è la prima ragione di vita, ed eccolo correre da un capo all’altro della città a prendere i ragazzi.
L’ epicentro della storia è Prepo, con il suo terreno senza erba, raggiungibile con facilità da ogni angolo: è qui che il sor Giovanni concentra le sue cure, molto prima di scoprire il talento smisurato di Giancarlo Antognoni. A Prepo gioca la Juventina. La squadra di Falovo. Sono anni durissimi, Perugia nutre per il calcio un amore fortissimo, il Grande Torino ha rappresentato, con le sue vittorie, i suoi metodi e poi il suo mito, tutte le capacità di un Paese intero, è stato la migliore pubblicità per questo sport: ma chi vuole giocare si ritrova a corto di mezzi, Prepo diventa così il simbolo di tutti quelli che non possono aspirare al Grifo, la cui tana gloriosa è già il Santa Giuliana. A Prepo, nessuno può ancora saperlo, ma si apre un’era. L’era di Giovanni Falovo, lo vedono scorrazzare con la sua Millecento dozzine di giovani che vogliono fare calcio, su quel campo spelacchiato che quando piove si trasforma in una risaia. Altro che scuole calcio. Ci si fa strada con un buon fisico capace di resistere alle intemperie e alle cicatrici, con la determinazione di chi crede in tutto quel che fa. Falovo capisce in fretta chi vale e chi no, non illude nessuno, non gli sarebbe possibile: è uno di quei perugini che hanno la schiettezza nel sangue, e per questo detestano le mezze misure. Gli basta una parola, talvolta soltanto un sorriso: meglio non perdere tempo quando c’è molto da fare. Per centinaia di ragazzi è più di un talent scout, è il maestro di vita, l’uomo che educa con i fatti, che dà una mano a tutti, ma pretende disciplina e serietà. Controlla tutto: il numero dei palloni, il rispetto degli orari, il rigore degli allenamenti. Occhi appuntiti, sguardo lungo: ogni risorsa deve essere bene amministrata, il boom economico deve arrivare, anche se a Milano la gente corre già ad acquistare la lavatrice e il televisore. L’Umbria ha altre priorità, e tra queste non c’è il calcio. Non ancora.
Altri particolari C’è chi, come il giornalista Tertulliano Marzani, sulle pagine di Cronaca del “Tempo”, denuncia la mancanza d’acqua in molte zone del centro storico, nonché il buio che avvolge Settevalli, la Pallotta, via dei Filosofi e naturalmente Prepo. Il traffico appare un grande problema, se è vero che lo stesso giornale saluta con gioia la chiusura alle automobili di corso Vannucci a metà pomeriggio: la definisce “una liberazione” e sottolinea che finalmente i perugini possono indugiare nel loro salotto, senza l’intralcio di autobus, filobus, auto e camion. Il giornalismo perugino, nel quale muove i primi passi una delle voci più belle della Rai, Italo Moretti, disegna per la città un futuro di grande turismo e saluta la nascita di alberghi, come l’Excelsior Lilli, dopo il rilancio del Brufani e della Rosetta, destinati ad accogliere visitatori da tutto il mondo. Falovo è il pioniere di un calcio che non incrocia la tv, fino ad esserne sfigurato e travolto. Il calcio degli oratori e delle piazze, il calcio delle strade. E di Prepo, dove manca l’erba, ma batte il cuore di tanti ragazzi. La Juventina è una miniera di potenziali campioni. Non solo Antognoni.

