Una gara, un concentrato di emozioni. La soddisfazione per essere tra gli “eletti”. La comprensibile tensione prima di una prova di endurance che sfianca anima, anzi animo, e fisico. Testa e gambe. La comprensibile “paura” di non farcela, di non arrivare in fondo. La voglia di non mollare per dimostrarsi più forte delle difficoltà. L’emozione, pura, purissima, dopo aver tagliato il traguardo tra l’entusiasmo della gente. Nel caso di Marco De Paolo da Spoleto, impreziosita dall’averlo fatto “sfilando” mano nella mano insieme a chi c’è di più prezioso: la figlia e il nipotino. Quando un arrivo – altro che il diamante di quel famoso spot – non ha prezzo.
Risultato di prestigio Per Marco – che un mese e mezzo fa circa si è reso protagonista di un gesto da ricordare – non ha prezzo, poco ma sicuro, aver portato a termine la Lavaredo Ultra Trail, una delle gare di corsa in montagna più dure e prestigiose a livello mondiale. Nello specifico, 121,9 chilometri e 5.963 metri di dislivello positivo. Una sofferenza continuativa a contatto con la natura che ha pochi paragoni. De Paolo, che nella vita di tutti i giorni fa il rappresentante e vive in Trentino, a Rovereto, torna indietro con la mente all’impresa compiuta sabato 27 giugno in una gara in cui esserci, come arrivare fino in fondo, rappresenta già una metaforica medaglia da appuntarsi sul petto. Come il risultato raggiunto. L’atleta spoletino classe 1984, infatti, ha chiuso in 18 ore e 22 minuti, classificandosi trentunesimo di categoria (top 50 nella fascia di età 40-44), 151esimo assoluto e 46esimo italiano su 1.491 partenti, in una gara con 1.800 atleti selezionati provenienti da oltre 100 nazioni.
Preparazione «La gara di Cortina è il sogno di tutti i trailer runners – racconta -. Per partecipare era necessario qualificarsi con il punteggio Itra e superare un sorteggio. Su circa 20.000 richieste da tutto il mondo, ne sono state accolte solo 6.000 su tutte le distanze. La preparazione per gare di questo tipo è mostruosa. Ho cominciato a prepararla un anno prima, allenandomi anche di notte a duemila metri, se necessario, e molto spesso sotto zero, anche a meno otto gradi. D’altronde, l’Ultra Trail richiede questo tipo di sforzo, che è ovviamente fisico ma per certi aspetti anche e soprattutto mentale. Ma quando a muoverti è la passione…».
Debutto top Fatiche ripagate da una gara da ricordare. «All’inizio la tensione era tantissima – svela -. Per ciò che richiede una gara del genere ma anche per il livello altissimo della stessa, per l’atmosfera che si respirava a Cortina, per il supporto della gente che trascina chiunque. Siamo partiti alle 23 in una notte molto umida in cui non è mancato un acquazzone che ha reso il terreno viscido e fangoso. Così come non sono mancati i momenti di crisi e di difficoltà. Sono caduto due volte e poi all’alba, sulle tre cime di Lavaredo, ho cominciato a riprendermi. Al chilometro 97 ho superato la cosiddetta valle della morte che è estremamente calda e arida e dove si sono ritirati in tanti». Il più sembrava fatto, almeno in apparenza. «Ho fatto di tutto per arrivare in fondo, ho bevuto anche da un torrente – puntualizza De Paolo -. Ai 100, 110 chilometri ho cominciato a pensare di potercela fare. Ho dato tutto me stesso, sono arrivato a Cortina con un tempo che non avrei mai pensato di realizzare, per giunta al debutto in una gara così dura».
Resilienza E invece, missione compiuta. La realizzazione di un sogno. La chiusura di un cerchio. «Ho iniziato questo percorso dopo la pandemia, dopo un momento difficile rappresentato dalla morte di mio papà. Lo sport mi ha aiutato a superare il momento, insieme alla spinta della mia famiglia che mi sostiene e che ringrazio anche per l’apporto che mi ha trasmesso a Cortina. Questa disciplina sportiva, l’endurance, mi ha cambiato la vita. Mi ha fatto scoprire alcuni aspetti della natura più pura, mi ha spinto a non mollare, ad andare oltre i limiti. Ha forgiato il mio carattere».
Messaggio Nel racconto di De Paolo traspare ancora tutta l’emozione e per certi versi l’incredulità per quanto fatto qualche giorno fa. Che per il diretto interessato si può tradurre anche in un messaggio per i più giovani: «Non smettete di credere nei vostri sogni, credeteci sempre. Credete in voi stessi». Perché ogni impresa può diventare possibile. Come arrivare in fondo ad una delle gare di montagna più dure e selettive del mondo.
