di Chiara Fabrizi

A Spoleto per la scuola “abusiva” di Villa Redenta si punta all’acquisizione sanante da 40 mila euro, «risultando prevalente l’interesse pubblico al mantenimento dell’opera rispetto all’interesse del privato alla restituzione dell’area». Ora la palla passa al consiglio comunale chiamato a discutere e votare la proposta di delibera con cui si darebbe l’ok all’acquisizione a patrimonio pubblico dell’area su cui circa 40 anni fa è stata realizzata la scuola primaria senza però perfezionare l’esproprio del terreno. Sarà da capire se e quanto alti saranno i rischi per l’ente di una richiesta di risarcimento del danno una volta che il consiglio avrà eventualmente deliberato di procedere con l’operazione da 40 mila euro.

La pratica della scuola di Villa Redenta è diventata calda nel settembre scorso, quando il Tar dell’Umbria ha accolto il ricorso dei proprietari di quel terreno, ritenendo non perfezionato l’esproprio e indicando al Comune di Spoleto due vie: la restituzione dell’area con ripristino dello stato dei luoghi, quindi demolizione della scuola, oppure l’acquisizione sanante prevista dall’articolo 42 del Testo unico espropri. La sentenza, confermano gli atti del Comune, è passata in giudicato il 2 dicembre scorso, perché l’ente ha scelto di non fare ricorso al Consiglio di Stato, e nel frattempo i proprietari dell’area hanno proposto giudizio di ottemperanza al Tar Umbria per ottenere l’esecuzione della sentenze, con l’udienza che è stata fissata per il 24 marzo.

Da qui, come ricostruisce il documento istruttorio allegato alla proposta di delibera del consiglio comunale, il 23 ottobre è stato affidato l’incarico al dottore agronomo Paolo Pizzichelli affinché determinasse «il più probabile valore di stima dell’appezzamento di terreno» sia «ai fini di una eventuale procedura di acquisizione sanante» che «ai fini della eventuale restituzione del bene ai legittimi proprietari, comprensiva della stima sommaria dei costi di demolizione, bonifica e ripristino dell’area».

Il 28 novembre è arrivata la relazione del professionista, secondo cui la spesa del Comune di Spoleto «in caso di restituzione del bene ai proprietari», comprensiva di demolizione della scuola primaria e delle opere accessorie, girerebbe intorno a «300 mila euro», mentre «in caso di acquisizione sanante» l’ente dovrebbe impegnare «34.563,73 euro di cui 9.056 per pregiudizio patrimoniale; 905,6 per pregiudizio non patrimoniale e 24.602,13 per l’occupazione senza titolo del terreno».

A fronte della relazione del tecnico esterno la giunta comunale l’11 dicembre scorso con direttiva ha quindi puntato sull’acquisizione sanante «dando mandato agli uffici dell’ente di avviare la procedura», che contando anche le spese, stimate in circa 5.500 euro, varrà 40 mila euro. Va infine segnalato che la strada alternativa, ossia la restituzione dell’area ai proprietari, secondo gli uffici del municipio e per lo stesso tecnico esterno, implicherebbe non soltanto la demolizione della scuola primaria di Villa Redenta, ma anche di una porzione dell’adiacente scuola dell’infanzia, «che andrebbe a compromettere la staticità e funzionalità residua della struttura», tanto che per quella parte del secondo fabbricato scolastico, «previo frazionamento, andrebbero comunque seguite le procedure dell’articolo 42 bis del Testo unico degli espropri», ossia l’acquisizione sanante.

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