di Arianna De Angelis Marocco

Quando la caduta nel vuoto non fa paura ma diventa possibilità. Quasi venti minuti di attesa per i 2.200 arrivati in piazza Duomo per il debutto di Memory of fall, prima mondiale dello straordinario artista Yoann Bourgeois, direttore del Centre choreographique national de Grenoble, tornato al Festival di Spoleto con una creazione concepita per piazza Duomo. Il performer e regista era già stato tra i protagonisti del Due Mondi durante la 65esima edizione con tre sfumature della sua straordinaria poetica, mentre sabato sera ha presentato uno spettacolo complesso insieme a dieci performer e alla pluripremiata pianista polacca, Hania Rani.

Il palcoscenico di piazza Duomo è una scena dentro la scena dotata di una parete/scivolo che approda su una piattaforma rotante. La scenografia partecipante, altro elemento che connota il mondo di Bourgeois, consente una tridimensionalità e una sovversione delle dimensioni classiche, costruendo una vertigine straordinariamente suggestiva. Al centro una porta specchiata che, come un passaggio dimensionale, scompone ulteriormente lo spazio in forme nuove.

Dalla parete si aprono finestre e porte da cui si affacciano questi corpi quasi impalpabili, che cadono in un vuoto che non ha il sapore della paura, forse più il profumo della possibilità. Stilisticamente contemporaneo questo parterre di danzatori si appoggia a tecniche di movimento che hanno grande relazione con il pavimento e con la capacità di armonizzare caduta e disequilibrio.

La progettazione coreografica si gioca su un livello di poesia sottile, il cui virtuosismo è dato in mano ai giochi di illusioni ottiche che Bourgeois costruisce attraverso l’interazione tra strutture e corpi. Una danza coccolata e spinta dalla performance live della musicista Hania Rani, letteralmente circondata da strumenti che le permettono di eseguire con enorme padronanza una varietà dei linguaggi.

Non troppo lontano non troppo vicino affinché l’immagine sia chiara, ma il trucco non sia svelato. Questa la necessaria caratteristica per esaltare il sapore di questa pièce, cercando di non renderla leggibile in alcun modo. Un tentativo, questo, difficile da attuare in una grande piazza, come quella del Duomo di Spoleto. Ma forse non è solo questo a dare un gusto diverso a questa prima assoluta di Bourgeois. L’amplificazione della sua poetica incardinata sull’ampiezza scenografica e ingegneristica che, salvo il primo impatto iniziale, soprattutto per chi non conosce i lavori dell’artista, sbalordisce tanto, forse troppo.

In effetti, il meccanismo è svelato dopo poco e a mancare non è la spettacolarizzazione quando l’intimità, che dà contenuto e sostanza a una visione artistica così sottile come quella di Bourgeois, quella stessa intimità che era stata la chiave di riflessione che attraversava le tre performance portate a Spoleto nel 2022.

I 2.200 di piazza Duomo non lesinano applausi, mostrandosi generosi a dispetto di qualche prematuro tentativi di uscito. Una certa polarizzazione si ravvisa tra i commenti del pubblico mentre lascia piazza Duomo: c’è infatti chi parla di «un progetto sensazionale» e chi lo ha considerato «a tratti noioso». A conferma di come l’arte costruisca stimoli e percezione estremamente soggettive e rispettabili.

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