di C.F.
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Un trittico inedito per l’opera inaugurale del Due Mondi. Ci sono tre diversi ritratti femminili dietro la prima alzata di sipario di Spoleto57 che debutterà venerdì al teatro Nuovo-Menotti portando in scena La mort de Cléopatre di Hector Berlioz, La dame de Montecarlo di Francis Poulenc ed Erwartung di Arnold Schönberg. L’ultima produzione del Festival vanta la presenza dell’Orchestra sinfonica di Milano Giuseppe Verdi diretta da John Axelrod, mentre la regia è stata affidata a Frédéric Fisbach che si è avvalso di uno dei suoi più stretti collaboratori, l’architetto Laurent Berger, per luci e scenografia.
Ferrara: «Molto soddisfatto» Dalle sapienti mani di Luisa Spinatelli sono stati creati i costumi del mezzo soprano Ketevan Kemoklidze (Cléopatre) e dei due soprani Kathryin Harries (La dame de Montecarlo) e Nadja Michael (eine frau). L’opera è stata presentata lunedì mattina nella sala XVII settembre del Nuovo-Menotti dal direttore artistico Giorgio Ferrara, impegnato nelle prove di Danza macabra per la regia di Luca Ronconi: «Sono molto soddisfatto di questo trittico perché ci permette di proseguire la collaborazione con l’Orchestra sinfonica di Milano, ma anche per la presenza di tre meravigliose interpreti (Kemoklidze, Harries e Michael, ndr) e la regia del mio caro amico Frisbach che dopo tre anni torna al Festival».
Il direttore d’orchestra Axelrod ha spiegato l’influenza che Ludwig van Beethoven ha avuto sia su Berlioz che su Schönberg, un’impronta romantica rintracciabile nei due lavori e per qualcuno perfino in Poulenc. «Quando Alessio Vlad (direttore musicale del Due Mondi, ndr) mi ha proposto queste tre opere insieme sono rimasto molto sorpreso e contemporaneamente attratto da questi tre differenti ritratti femminili appartenenti ad altrettante epoche diverse che, però, condividono la perdita, è uno spettacolo anche per gli occhi non solo per le orecchie».
Il regista Frisbach ha invece rivelato che per La dame de Montecarlo, appartenente al genere della chanson francaise e al cabaret, è stata realizzata una passerella affinché che permetterà ad Harries si essere tra l’orchestra e la platea «il direttore Axelrod – ha scherzato – dovrà vederla con la nuca». Sulla prima opera del trittico, La mort de Cléopatre, Frisbach ha spiegato: «Non c’è niente di politico, Cleopatra è solo una donna che prima di morire vuole conoscere le proprie radici, la musica – ha spiegato – è fantastica, il pubblico riesce a sentire il suo cuore che smette di battere». Sull’ultima opera del trittico invece: «Abbiamo cercato di creare un movimento per buttarci nella foresta di Erwartung, un brano complicato e bello come la mente umana».
Luci e costumi Luci e scenografie sono state affidate all’architetto Berger: «Da un punto di vista visuale luci e scena devono permettere al pubblico di sentire e capire meglio la musica, le luci saranno molto differenti nelle tre opere perché illuminano donne differenti». La costumista Spinatelli ha invece spiegato: «Mi sono dedicata anima e corpo a questi tre singoli personaggi che indosseranno materiali tessuti e tinti appositamente realizzate per le tre diverse intimità, sono vestiti che si disfano addosso per permettere al pubblico di arrivare all’anima di donne appassionate». I colori sono stati scelti in funzione delle scene di va dal grigio con chiari e scuri di La dame de Montecarlo, al color carne che passa al blu fino al rosso di La mort de Cléopatre, mentre in Erwartung «il costume quasi non esiste»
