Lo striscione degli operai Merloni

di C.F.
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La crisi dell’Umbria sotto gli occhi di Papa Francesco. A ricordare al Pontefice le difficoltà patite dal tessuto economico e produttivo della regione hanno pensato per primi i lavoratori della ex Merloni, sistematesi di buon ora negli spazi esterni dell’Istituto Serafico, dove Papa Francesco è atterrato. Ma ad alzare i riflettori sulle immense difficoltà dell’Umbria sono stati anche l’arcivescovo di Assisi, monsignor Domenico Sorrentino, il vescovo di Perugia, monsignor Gualtiero Bassetti, e la governatrice Catiuscia Marini.

Tute blu ex Merloni: «Crisi secondo terremoto» Una delegazione degli operai dello stabilimento di Colle di Nocera Umbra ha consegnato al Pontefice una breve lettera, raccontando, in particolare, della crisi di una delle più grandi realtà dell’Umbria e degli effetti devastanti che si ripercuotono sulla fascia appenninica. «In un territorio a cavallo tra Umbria e Marche, già duramente colpito dal terremoto del 1997, abbiamo già perso 3 mila posti di lavoro a fronte di una popolazione di circa 70 mila abitanti. Questa terra rischia di non avere futuro, perché quello che stiamo vivendo è un secondo terremoto. Chiediamo che attraverso la sua sensibilità, Santo Padre, venga data visibilità a questa nostra mobilitazione e chiediamo al Governo che la cassa integrazione in scadenza il prossimo 13 novembre venga prorogata. Altrimenti a rischio è la coesione sociale di tutta la fascia appenninica».

Ecco la lettera Sua Santità Papa Francesco, Siamo un gruppo di operaie e operai della ex Antonio Merloni in cassa integrazione da numerosi anni e oramai forse per pochi giorni se il governo non troverà le risorse per rifinanziarla. Siamo madri e padri con grandi responsabilità nei confronti delle nostre famiglie e non solo per assicurare loro il necessario contributo economico, ma anche per dare l’esempio della dignità di un lavoro che da tempo ci viene negato. Sappiamo bene che nel mondo esistono realtà drammatiche assolutamente incomparabili con le nostre pur grandi difficoltà, ma vediamo anche, giorno dopo giorno, avvicinarsi questi drammi umani e sociali alle porte della nostra oramai ex isola felice. La vicenda del fallimento del gruppo industriale A. Merloni è l’esempio ancora “caldo” del disastro mondiale creato dall’ideologia della globalizzazione dei mercati selvaggia e incontrollata. Il gruppo industriale A. Merloni ha infatti attraversato tutte le fasi della deregolamentazione, delle delocalizzazione, dell’abbassamento costante dei livelli e della qualità produttiva, artificiosamente sostenuto da sussidi, mancati controlli, assenza totale di interessamento pubblico, fino a morire sostanzialmente di una morte naturale annunciata da tempo nella totale indifferenza della Istituzioni che avrebbero dovuto, per primo precetto della nostra Costituzione, tutelare proprio il diritto al lavoro. Più grave ancora è che questa indifferenza delle Istituzioni, unita a una evidente incapacità, prosegue in una situazione di abbandono non solo di migliaia di lavoratori senza ragionevoli speranze di rioccupazione, ma anche di vasti complessi industriali in fase di smantellamento e migrazione verso paesi più poveri e disperati del nostro. Papa Francesco, non possiamo certamente noi operaie e operai sostituirci alla mancanza di progetti e di capacità imprenditoriali, ma Le chiediamo di unire la Sua voce autorevole alle nostre chiedendo alle Istituzioni, a partire da quelle regionali sino a quelle statali, di assumere le loro responsabilità, di smettere di pensare solo a se stesse e alla loro sopravvivenza, e farsi parte diligente per invertire questa tendenza recessiva nel nostro paese e regione, consapevoli che ogni miglioramento, in qualsiasi parte del mondo, alla fine contribuirà a dare speranza di lavoro e di vita a tutti i popoli del mondo.

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Monsignor Sorrentino: «Mi dicono, vescovo trovami lavoro» Due ore dopo è stato monsignor Domenico Sorrentino, arcivescovo di Assisi, Nocera Umbra e Gualdo Tadino,  che, accogliendo Papa Francesco nella sala della Spoliazione, ha detto: Qui ci fu quel gesto sconvolgente del giovane Francesco, che rinunciò a tutto per avere tutto, mettendosi dalla parte dei poveri. Qui ci sono persone che non sanno dove dormire o cosa mangiare, altri non hanno lavoro. Il dramma della disoccupazione sta mettendo in ginocchio anche qui centinaia di famiglie. Mi dicono “vescovo dammi un posto di lavoro”». Anche il presule Bassetti nel suo intervento non ha mancato di sottolineare la difficoltà di tenuta degli equilibri sociali, ricordando anche il tentativo delle archidiocesi umbre: «Anche in questa regione – sono le state le parole dell’alto prelato – i problemi non mancano: la precarietà di vita, che abbiamo cercato di alleviare con un fondo di solidarietà, il malessere del mondo giovanile e tra gli immigrati che senza lavoro non hanno speranza né dignità. Penso infine all’invecchiamento progressivo della nostra popolazione».«Benvenuto in questa Sala della Spoliazione, sei il primo papa che lo visita da 800 anni. 

Marini: «Umbria angosciata, unica soluzione sforzo collettivo» La presidente Catiuscia Marini non ha, invece, esitato a parlare della crisi di questi anni come «la più acuta dopo la Seconda guerra mondiale», ma non solo in termini «di perdite materiali». Già, perché la governatrice ha calcato la mano sui «segnali profondi di disgregazione e declino» da cui emerge «un appannamento dei valori di cui, invece, in questo momento abbiamo estremamente bisogno». Davanti a Papa Francesco, la presidente ha parlato «delle famiglie senza lavoro, dei piccoli imprenditori, artigiani e commercianti che faticano a ripartire», ma anche «dei giovani scoraggiati nella ricerca di autonomia e prospettive». Un quadro complesso da cui per la governatrice emerge una «Umbria angosciata a cui non possiamo proporre soluzioni facili, ma solo un grande sforzo collettivo».