Sala Convegni San Nicolo, da sinistra Michele Trimarchi, Marco Carminati, Luciano Barsotti e Marco Martani

di C.F.
Twitter @chilodice

«C’è la possibilità di utilizzare fondi speciali del Mibac per ampliare la programmazione del Festival dei Due Mondi anche al periodo di Natale e Pasqua». Era nell’aria già da qualche giorno, almeno da quando Salvo Nastasi, direttore generale del Mibac, ha fatto capolino a Spoleto per la serata inaugurale, ma mercoledì mattina a confermare un’indiscrezione su cui nessuno finora si era sbilanciato è stato il direttore artistico del Festival dei Due Mondi Giorgio Ferrara.

Due Mondi a Natale e Pasqua L’occasione l’ha offerta la Fondazione Carispo che al complesso monumentale di San Nicolò ha organizzato una tavola rotonda per discutere di investimenti nel mondo della cultura. In apertura dei lavori Ferrara ha reso noto che si sta ragionando per creare due appendici, una invernale e l’altra primaverile, alla prestigiosa manifestazione. La sponda del sindaco Fabrizio Cardarelli, che avrebbe accolto Nastasi nel proprio ufficio e chiesto sostegno per i due appuntamenti extra, non tarda ad arrivare: «Sì, è vero – ha confermato al San Nicolò – stiamo lavorando in questa direzione, l’obiettivo è creare un maggiore indotto al territorio offrendo un prodotto culturale di qualità».

Perché investire in cultura? Dopodiché il presidente della Fondazione Carispo Sergio Zinni ha spiegato: «L’idea della tavola rotonda è nata tanto dalle belle parole spese dal ministro Dario Franceschini sul Due Mondi, quanto dalla crescente difficoltà di reperire risorse». Tema, quest’ultimo, intorno al quale hanno discusso e offerto chiavi di lettura il professor Michele Trimarchi, docente di Cultural economics all’Università di Bologna, Marco Martani sceneggiatore e regista spoletino, ma da qualche anno anche produttore, e Luciano Borsotti responsabile della commissione culturale dell’associazione di Fondazioni e Casse di risparmio.

Stato, privati e Fondazioni
Dal dibattito, moderato dal giornalista Marco Carminati, capo servizio de Il Sole 24 ore, è naturalmente emersa la necessità di un maggiore intervento da parte dello Stato che «in Italia – ha evidenziato Martani – non destina neanche l’1% del Pil alla cultura», mentre il prof Trimarchi ha messo in chiaro che «tutti dovrebbero investire in cultura, quando lo Stato ha fatto un passo indietro abbiamo puntato sulle sponsorizzazioni, ma i privati non ci hanno creduto, e sono rimaste le Fondazioni bancarie, abbiamo provato a copiare gli Stati Uniti, ma lì l’80% dei fondi privati sono individuali, ognuno dà pochi dollari perché la comunità urbana riconosce come propri i teatri e i luoghi della cultura, quindi tutti devono investire purché ci sia anche partecipazione progettuale che attivi mercati».

Non bastano esenzioni fiscali Borsotti sul punto ha aggiunto un elemento di rilievo: «Tra l’Italia e molti altra Paesi c’è una differenza sostenziale legata al restauro, conservazione, valorizzazione e gestione del patrimonio storico artistico che assorbe risorse importanti,il 30% degli investimenti delle Fondazioni bancarie è legato alla cultura ma con obiettivi programmatici, così da non ridurci a essere solo il bancomat del settore». Sulle modalità attraverso le quali favorire il sostegno Martani ha parlato del tax credit, cioè la compensazione di debiti fiscali con investimenti, ma Trimarchi è tornato a calcare la mano: «Non possiamo pensare di drenare risorse senza far conoscere cosa fanno le tante realtà culturali, quindi prima occorre avvicinare la gente, farla tornare, magari accompagnata e poi forse riusciremo a coinvolgerli anche da un punto di vista economico»

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