«Siamo cresciuti pensando, giustamente, che l’Umbria sia una terra di santi e paesaggi, ma siamo anche terra di tanta, tantissima arte contemporanea». È forse questo il passaggio che meglio sintetizza il mastodontico lavoro di riallestimento della collezione storica di Palazzo Collicola, curato dal direttore Saverio Verini, che da tre anni ascolta e studia, scopre opere nei depositi e ne acquisisce altre in comodato.

Sculture e dipinti, ma anche chicche, come “Opera per una biro” che Alberto Burri ha realizzato a cena con Giovanni Carandente in cambio di una penna Parker argentata, che oggi possono essere apprezzate nel nuovo percorso espositivo arrivato dopo sette anni di attesa e articolato in 16 sale.

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«Abbiamo cercato di rispettare più possibile un ordine cronologico per permettere di leggere e capire la successione di individualità e gruppi, episodi ed esperienze, che hanno reso e rendono unico il rapporto tra Spoleto e l’arte contemporanea», ha spiegato Verini durante l’anteprima di venerdì, sostenendo che sono state «generose donazioni, anche di aziende del territorio attraverso l’Art bonus, a rendere possibile quella che considero una trasformazione radicale della collezione di Palazzo Collicola».

Si parte con Leoncillo Leonardi, «l’iniziatore dell’arte contemporanea a Spoleto», e si prosegue col “gruppo dei Sei” (Giuseppe De Gregorio, Filippo Marignoli, Giannetto Orsini, Ugo Rambaldi, Piero Raspi, Bruno Toscano) per arrivare ad Alexander Calder e Sol Lewitt, Alberto Burri e Beverly Pepper, Domenico Gnoli e Marilena Bonomo,
solo per citarne alcuni.

Un viaggio stupefacente che dai primi anni Cinquanta conduce fino ai giorni nostri, accogliendo nelle sale anche artisti che a Spoleto sono nati o che hanno deciso di vivere almeno parte della propria vita, come Anna Malher e Robin Heidi Kennedy, Afranio Metelli e Franco Troiani. 

Il Piano nobile di Palazzo Collicola ospita invece “Anafora”, la mostra personale di Giuseppe Penone curata sempre da Verini e nata dalla collaborazione tra il Festival dei Due Mondi e i Musei civici di Spoleto. A dominare il Salone d’Onore l’imponente “Albero di 11 metri” che accoglie i visitatori come presenza monumentale e organica, mentre nella Galleria il nucleo principale delle opere si sviluppa in corrispondenza delle grandi finestre, instaurando una relazione continua tra interno ed esterno.

Al Piano terra, invece, il “Grande assurdo” di Adelaide Cioni, da qualche anno residente in città, sempre a cura di Verini: un percorso immersivo inedito in cui ogni ambiente si apre come una visione autonoma, popolata da forme geometriche, organiche e archetipiche, tra elementi sospesi, prati verticali, simboli ricorrenti e presenze non umane. Nello spirito di Palazzo Collicola, il progetto di Cioni ha dialogato col territorio, i particolare con gli studenti del liceo artistico che hanno dato un contributo fondamentale all’allestimento.

Sempre al Piano terra di Palazzo Collicola “Un salto nel vuoto”, la mostra dedicata a Filippo Marignoli, curata da Peter Benson Miller, assistito da Gemma Fullone, e promossa dalla Fondazione Marignoli di Montecorona in occasione del centenario della nascita dell’artista.

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