di Francesca Duranti

Luca Marinelli, Valentina Bellè, Federico Brugnone, Alissa Jung, Fabian Jung, Gabriele Portoghese, Gaia Rinaldi è il grandioso cast de “La cosmicomica vita di Q”, che debutta alla 68esima edizione del Festival di Spoleto, nella Chiesa di San Simone, per la regia dello stesso Marinelli e Danilo Capezzani co-regista. Una drammaturgia originale firmata da Vincenzo Manna e liberamente tratta dai racconti “Le cosmicomiche” (1965) di Italo Calvino che in 120 minuti di teatro esplora la forma umana nella sua essenzialità raccontando di umanità, memoria e tempo.

A Spoleto, tutte le date sold out e una aggiunta a grandissima richiesta per il ritorno a teatro, dopo 13 anni, di Luca Marinelli straordinario autore, regista e interprete di un’opera che potrebbe essere inserita di diritto come tredicesimo racconto nelle Cosmicomiche di Calvino. Un viaggio lungo ere geologiche e millenni in cui i personaggi, chiusi tra ingranaggi del passato e ricordi, attendono la fine del mondo, programmata per la sera dell’ultimo dell’anno. 

Il protagonista Qfwfq – “per gli amici Q” – come i suoi compagni di palco, è materia che c’è sempre stata, dal Big Bang a oggi e che nel tempo, si trasla in forme di vita e si incarna in cose e persone. Diventa corpo, voce, oggetto e vive ogni vita cancellando qualunque ricordo di quelle passate. Q, raccontano i personaggi, «ha l’età dell’universo nell’epoca del grande oblio» in cui la forma umana è «incline per indole a dimenticare».  È in questo qui e ora che i personaggi si reincontrano tutti. 

In un presente artificiale e posticcio, bombardato da jingle pubblicitari, quiz a premi e raccolte fondi miliardarie e dove il tempo sembra spezzato, Q è oggi Travor: uno showman che ci presenta la fine del mondo in quella che sarà una lunga notte di capodanno, affrontando un nuovo disastro del mondo, forse l’ultimo, l’estinzione umana, in uno show a reti unificate. Ma alla fine di questo episodio e aspettando il prossimo, Travor, viene braccato dai suoi compagni, quelli che non hanno ceduto all’oblio e che ricordano tutto. Portano con sé frammenti, simboli, oggetti: ancore vive di ciò che fu. Uno a uno lo trovano, lo riconoscono, e lo guidano verso la consapevolezza. Non lo forzano: lo risvegliano. E nel riemergere della memoria, Trevor si scopre Q in un passato che non è perso ma solo nascosto dentro di lui, in attesa di essere riattivato. 

«Credevamo che tutto quello che poteva accadere fosse già accaduto e invece la terra stava solo cominciando». Emerge in questo momento il contrasto più forte, quello che sembra essere il conduttore dell’intero messaggio della trama che si snoda nel presente per raccontare le fragilità e le contraddizioni della forma umana: un mondo che consuma fino allo sfinimento ogni respiro della terra, ogni goccia rimasta, ogni fiato verde. Dove il cambiamento climatico è negato come una favola scomoda, e l’uomo, pur dicendo di difendere la vita, ha smesso di sentirla. L’ha svuotata, rinnegata, uccidendo ciò che gli somiglia. Abita città trasparenti o invisibili, vive – o crede di farlo – in riflessi di sé, in luoghi fatti di silenzio e paura. Vaga in una catena di obbedienze cieche, inchiodato a ruoli, doveri e confini mentali. È l’ultimo atto. Un epilogo che parla di fine, ma anche – forse – della possibilità di un risveglio, se solo sapremo guardare davvero. «Esploderemo. Scoppierà tutto».

Intenso e tagliente, con una leggerezza che sorprende, tra emozione e profondità. Una scrittura che scava, con la capacità dell’ironia anche grazie a un cast straordinario, composto da interpreti dagli accenti diversi e riconoscibili, elemento che regala una ricchezza ulteriore e che dà spessore, verità e ritmo al racconto. 

La chiesa di San Simone, ospita questa rivoluzione dell’animo in una scenografia naturalmente suggestiva, in cui pochi elementi ben utilizzati nell’azione, si trasformano anch’essi nel racconto diventando presenze sceniche minimali ma evocative e in cui anche i vuoti sembrano essere intenzionali e carichi di senso. Le musiche guidano lo spettatore in questo viaggio narrativo contribuendo a creare una grande empatia con il racconto stesso in un vero capolavoro in cui ci siamo tutti senza forzature, anche grazie a un dialogo scenico, partecipato, immersivo ma sempre discreto.  Esplosione di applausi travolgenti per La cosmicomica vita di Q, performance intensa e profonda che presto sarà in tournée, pronto a incontrare nuovi sguardi e nuovi teatri. 

Questo contenuto è libero e gratuito per tutti ma è stato realizzato anche grazie al contributo di chi ci ha sostenuti perché crede in una informazione accurata al servizio della nostra comunità. Se puoi fai la tua parte. Sostienici

Accettiamo pagamenti tramite carta di credito o Bonifico SEPA. Per donare inserisci l’importo, clicca il bottone Dona, scegli una modalità di pagamento e completa la procedura fornendo i dati richiesti.