Dialogo tra uomo e natura. Parte da qui l’omaggio del Festival di Spoleto e del main partner Fondazione Carla Fendi allo sculture italiano Giuseppe Penone, che non è soltanto protagonista di “Anafora”, la mostra temporanea allestita al piano Nobile di Palazzo Collicola, ma con la Fondazione Carla Fendi interviene anche con un ciclo di video all’ex battistero della Manna d’Oro e naturalmente in piazza Pianciani. Qui è stata installata “Le foglie delle radici” la grande scultura di Penone, utilizzata come manifesto del 69esimo Festival di Spoleto, che rappresenta una testimonianza en plein air dell’inconfondibile poetica dell’artista.
La Fondazione Carla Fendi sabato ha presentato “Ephemeris”, la mostra composta da sette video di Penone, curata da Saverio Verini e allestita nell’ex battistero della Manna d’oro, che proseguirà ben oltre il gran finale del Due Mondi, anche se dal 13 luglio al 2 agosto sarà visitabile soltanto nei weekend. Nelle opere diffuse attraverso gli schemi Penone «si cimenta in gesti minimi, in cui l’azione fisica sulla materia “libera l’anima delle cose”, rivolgendo l’attenzione non all’opera finita, ma al processo artistico», spiega una nota della Fondazione Carla Fendi. Ad accompagnare le immagini i «suoni di fondo del suo lavoro in studio o all’aperto», come «il fruscio di foglie, il ronzio di insetti», consegnando al pubblico del Due Mondi un ciclo di video che «mette in luce una parte meno nota della produzione di Penone, ricontestualizzando le opere nel particolare ambiente della Manna d’Oro».
«È coinvolgente poter entrare nel mondo di Giuseppe Penone attraverso i mezzi espressivi diversi che l’artista utilizza per interpretare il rapporto dell’uomo con la natura e il tempo», ha detto durante l’inaugurazione Maria Teresa Venturini Fendi, che guida la Fondazione Carla Fendi, sottolineando anche come «l’itinerario tocchi alcuni luoghi iconici di Spoleto, ricomponendo in senso poetico il suo percorso artistico, tra scultura monumentale, parola scritta e immagini, mezzi che dialogano con il contesto». “Ephemeris” alla Manna d’Oro è per Venturini Fendi, che siede anche nel Consiglio di amministrazione del Festival di Spoleto, «una riflessione sui molti risvolti dell’effimero, riuscendo a trasmettere un immaginario narrativo che mette in relazione il minimalismo gestuale dell’artista con la mistica del Battistero, uno spazio che emana un significato particolare per chi lo visita».
“Anafora”, invece, la personale di Penone allestita a Palazzo Collicola è prodotta dal Festival di Spoleto col contributo della Fondazione Carla Fendi e presenta «una serie di sculture scelte e allestite in risposta alle stanze del piano Nobile, sottolineandone le qualità architettoniche». Curata da Verini la mostra, allestita tra il Salone d’onore e la Galleria del piano Nobile, propone otto sculture di Penone, tra cui l’imponente “Albero di 11 metri” che dà il benvenuto ai visitatori ed è stato collocato al centro del Salone d’onore, mentre in Galleria è stato collocato il corpo maggiore di opere, con una serie di sculture allestite in corrispondenza delle grandi finestre. «È un vero onore poter ospitare a Palazzo Collicola un ciclo di opere così rappresentative della poetica di un artista del calibro di Giuseppe Penone», ha detto Verini, sottolineando come l’artista «sia sinonimo di “scultura” a livello internazionale».
