di Sebastiano Pasero

La prima volta al voto. 18, 19, 20 anni in tasca. Tasche piene di speranze, progetti, amore per Terni. Tasche piene di rabbia, disillusione, sentimenti contrastanti, approcci diversi. Tasche comunque vuote di luoghi comuni: ragazzi e ragazze che hanno opinioni, che hanno riflettuto e che magari sono giunti a conclusioni diverse: sull’andare o meno alle urne, su chi votare, sul futuro, su dove costruirsi il proprio futuro. Tasche che, passata la prima diffidenza, hanno voglia di svuotarsi, di parlare, di raccontare, che vogliono rivendicare una presenza, che non hanno paura di raccontare il loro debutto nel mondo degli adulti: il primo voto alle politiche, spesso il primo voto in assoluto.

Ascoltati tutti i leader Diciottenni, diciannovenni, ventenni, che hanno aspettative dagli adulti, anche sul come affrontare l’appuntamento di domenica: che chiedono ai loro genitori, ma soprattutto, un po’ a sorpresa, alla scuola. «Noi in classe siamo in 28 – racconta Chiara Colasanti – e tutti andremo a votare, io faccio l’Itc Federico Cesi, l’ultimo anno, e in classe ne abbiamo parlato molto delle elezioni, c’è stata molta partecipazione da parte di noi alunni, ma anche dei professori. Sì educazione civica, ma non solo, abbiamo chiesto informazioni sulle modalità di voto, che non sono semplicissime, sugli organismi che andremo ad eleggere. Noi tutti siamo consapevoli che è un passo importante, l’essere pienamente cittadini». Il dibattito, il confronto a scuola, domenica a votare insieme ai genitori: «Andrò al seggio con loro, ma le mie opinioni me le sono fatte seguendo la tv, ho ascoltato un po’ tutti i leader politici, poi anche Facebook, articoli online. Cosa farò da grande e dove lo farò? Francamente non lo so. ora sono concentrata sulla maturità, penso di avere buone basi, ma è sempre un esame. Poi deciderò, al momento non so neanche se andare all’università o meno».

Andare via da Terni «Certo che vado a votare – dice Marina Pierotti – è la mia prima volta ma mi sento un po’ impreparata. A scuola, al liceo Artistico, ne abbiamo parlato poco delle elezioni, mi sarebbe piaciuto un approfondimento da parte dei professori. Tra noi ragazzi ne abbiamo parlato molto di più. A casa anche, ma ognuno ha le sue opinioni. Al seggio ci vado da sola». Piena unità di vedute in famiglia per quanto riguarda il futuro: «Terni? Non l’adoro. Punto a costruirmi un futuro fuori, meglio ancora se fuori dall’Italia. Me lo consigliano anche i miei genitori, siamo tutti d’accordo, qui è tutto molto complicato e difficile. Non penso che possa cambiare qualcosa con le elezioni di domenica, la situazione è bloccata, questa legge elettorale favorisce lo stallo, non penso che l’Italia prenderà una strada decisa. E questo non è un bene, perché una situazione di palude è un danno, soprattutto per noi giovani che dobbiamo costruirci un domani».

Parliamo di politica Luca Serantoni ha appena compiuto vent’anni, ha votato al Referendum costituzionale, mai alle politiche: «La politica la seguo abitualmente, vedo i programmi tv, leggo, soprattutto l’online. Su Facebook ho visto diverse pubblicità dei partiti, sono andato a vedere quello che dicevano. Faccio l’Università a Roma, sono un pendolare, di politica tra noi ragazzi ne parliamo, non è vero che siamo disinteressati, è vero che poi magari hai parecchie difficoltà a trovare le tue idee in questa proposta politica». «A votare – spiega – andrò insieme a un mio amico, ma con i miei genitori ne parlo di politica. Litighiamo? Ma no, diciamo che ne parliamo in maniera accorata, ci confrontiamo. Che mi aspetto dal voto? Di preciso non lo so, so con certezza che il governo che ne uscirà fuori sarà un governo che comunque avrà per me una forte rilevanza: andrà ad incidere sui prossimi cinque anni, anni importanti per i miei studi, per la ricerca di un lavoro. Speriamo bene, spero che il tema del futuro, di avere una prospettiva, di rimanere collegati al Mondo e all’Europa, sia centrale, prioritario. Terni? Fino a un anno fa ero convinto che me ne sarei andato, oggi sogno di rimanere, di potermi costruire qui un futuro, perché questa è la mia città, perché qui c’è tanta gente che merita di avere un futuro, di non lasciarsi andare».

Non mi interessa Domenica c’è anche chi non andrà a votare, o forse ci andrà: «Non è per scortesia ma questa è una questione – dice Giulia, appena rientrata a casa da scuola – che non mi appassiona, non ho grandi cose da dire. Deciderò domenica mattina, la politica non mi interessa, o meglio non mi interessano questi partiti, io vorrei un mondo migliore, un mondo dove ci sia un futuro anche per me, faccio il liceo Donatelli, e quando esco da casa vedo tante cose che non vanno, ma più in generale è tutta la realtà che è deprimente. A cena il tg lo guardo, c’è sempre una tragedia, una strage, c’è sempre un’emergenza, questi giorni alla tv è tutta una nevicata. Preferisco così guardare programmi come Take Me Out, perché vivere una bella storia d’amore è sempre una bella cosa. Domenica sera guarderò i risultati delle elezioni? Non credo, se mi chiamano le amiche, andiamo in piazzetta a fumarci una sigaretta. La sera esco quasi sempre per fare un’oretta di chiacchiere, parliamo delle cose di ragazze, ma anche della speranza di trovare un lavoro, di essere autonome. Sì sono uscita anche in queste sere fredde: io abito a Borgo Rivo, non al Polo Nord».

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