La protesta delle aziende lungo la Perugia-Ancona (foto ©️Fabrizio Troccoli)

Le imprese umbre dell’autotrasporto si preparano al fermo nazionale proclamato dal 25 al 29 maggio da Unatras, il coordinamento che riunisce le principali sigle del settore. La mobilitazione scatterà se dall’incontro convocato dal governo per il 22 maggio a palazzo Chigi non arriveranno misure ritenute sufficienti a sostenere un comparto che denuncia da mesi costi ormai non più sostenibili.

A lanciare l’allarme sono Cna Fita, Confartigianato Trasporti, Legacoop Produzione e Servizi, Fai e Confcooperative Umbria. «Se dall’incontro con il governo non arriveranno quei provvedimenti indispensabili per consentire la sopravvivenza delle nostre imprese, saremo costretti a dare attuazione al fermo dell’autotrasporto», spiegano i presidenti regionali Marcello Volpi, Stefano Boco, Matteo Ragnacci e Vittore Fulvi insieme al segretario di Confcooperative Umbria Lorenzo Mariani.

Secondo le associazioni, in Umbria sono oltre 1.300 le imprese che da mesi starebbero lavorando in perdita, senza riuscire a trasferire lungo la filiera logistica l’aumento dei costi del carburante. L’incremento delle spese viene quantificato in circa 1.100 euro al mese per ogni mezzo pesante, con ripercussioni dirette sulla liquidità delle aziende.

Le organizzazioni di categoria parlano di «rabbia, delusione e preoccupazione» per il ritardo con cui è stato convocato il confronto con il governo. Nel frattempo, anche sul territorio umbro sono già partite le procedure organizzative legate alla protesta, con le comunicazioni inviate a prefetture, questure, istituzioni e rappresentanze sindacali.

Le associazioni avvertono che un blocco di cinque giorni potrebbe avere conseguenze pesanti sull’intera filiera economica. Tra i rischi indicati ci sono rallentamenti nelle consegne, problemi di approvvigionamento per le attività commerciali e ripercussioni sui comparti produttivi che dipendono dal trasporto su gomma.

Sul tavolo dell’incontro del 22 maggio le sigle dell’autotrasporto chiedono risorse per compensare il mancato recupero delle accise, la sospensione temporanea dei versamenti contributivi e previdenziali e la riduzione da 60 a 10 giorni del meccanismo di silenzio-assenso per accedere al credito d’imposta sulle accise. Le associazioni chiedono inoltre interventi strutturali, a partire dal rafforzamento della clausola di adeguamento delle tariffe all’andamento del costo del carburante.

«È arrivato il momento di riconoscere all’autotrasporto il suo ruolo strategico nell’economia nazionale — sostengono Volpi, Boco, Ragnacci, Fulvi e Mariani — soprattutto in un Paese come l’Italia dove circa il 90% delle merci viaggia su strada. Non possono essere sempre i trasportatori a pagare il prezzo più alto di ogni crisi».

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