di Francesca Marruco
L’accusa parla di tangenti per far sostituire viti di tenuta dei parapetti lungo la Perugia-Bettolle con dei modelli diversi da quelli indicati nella gara d’appalto. L’accusa, rappresentata stamane in aula dal pubblico ministero Paolo Abbritti, che ha ereditato il fascicolo da Tullio Cicoria, per questo aveva chiesto e ottenuto il processo per i responsabili. Per gli imputati, imprenditori e dirigenti dell’Anas, difesi tra gli altri dagli avvocati Antonietta Confalonieri, Nicola Di Mario, lunedì 17 è iniziato il processo.
Capi d’imputazione e tangenti Per loro le accuse a vario titolo sono associazione a delinquere, turbata libertà degli incanti, concussione, peculato, corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio, rivelazione e utilizzazione di segreti d’ufficio, frode nelle pubbliche forniture, falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici e truffa ai danni dello Stato. Il procedimento nasce dallo stralcio di un’indagine di Trento su presunti appalti pubblici truccati in Trentino che però aveva trovato materiale anche in Umbria e Sardegna. Nello stralcio nostrano, secondo l’accusa, sarebbero state pagate 23 mila euro di tangenti per far passare i controlli al sistema di montaggio di bulloni diversi da quelli previsti dal capitolato. Nelle indagini era stato appurato, anche che alcune somme di denaro sarebbe state cedute a favore di alcuni funzionari dell’Anas dei compartimenti di Perugia e Sassari per velocizzare l’iter burocratico dei pagamenti dei lavori finiti.
I bulloni fasulli Secondo l’accusa i reati sarebbero stati posti in essere dall’agosto al dicembre 2004, in relazione ai lavori di «fornitura e posa in opera di protezioni metalliche e sostituzione di manufatti in ferro lavorato dei parapetti tra i Km 33+000 e 75+150 della SS3bis – SGC E/45 e tra i Km 19+090 e 58+470 del raccordo Autostradale Bettole-Perugia». Le condotte di «rilevanza amministrativo contabile oltreché penale sono riconducibili a tre distinte tipologie di reato: corruzione; tentata truffa; frode in pubbliche forniture».
22.500 euro a testa per chiudere un occhio Le indagini avevano appurato che tutti gli imputati avrebbero ricevuto una somma di 22.500 euro per chiudere un occhio, dinanzi questi bulloni diversi. Le prove arrivavano da intercettazioni e da confessioni. Lunedì 17 i legali hanno sollevato delle eccezioni sull’utilizzabilità delle intercettazioni, ma è stata respinta. Il procedimento è stato rinviato al 21 giugno prossimo quando si sentiranno i primi quattro testi della procura.

