di Mar. Ros.

Era il febbraio scorso quando un ternano, operaio del settore ecologia, parlando con due conoscenti al Centro comunale di raccolta rifiuti, si è proposto di fare loro dei massaggi per alleviare i ‘fastidi cervicali’. Con questa scusa, e non è chiaro se vi fosse anche l’allusione a qualche prestazione sessuale, l’uomo è stato adescato e si è ritrovato vittima di una rapina a mano armata.

L’incubo in un terreno isolato Fissato l’appuntamento all’esterno del bar del Cacciatore, nella zona nord della città di Terni, ha raccontato il malcapitato davanti al collegio dei giudici, ai due ‘clienti’ si è aggiunto un terzo; saliti tutti a bordo di una Lancia Y bianca, il giovane che era alla guida, sotto indicazioni di un altro, si è diretto verso la chiesa di Campomaggiore. Lì, in un terreno isolato, è iniziato l’incubo. L’uomo si è ritrovato una pistola alla tempia con la richiesta di denaro, le mani addosso per verificare se avesse con sé soldi o oggetti di valore. Non trovando nulla, i malintenzionati hanno allora chiesto alla vittima di sbloccare il cellulare, che nel frattempo gli avevano sottratto, e di fare un bonifico di 5 mila euro.

Rapina con pistola L’atteggiamento dei tre si sarebbe fatto più violento quando la vittima ha riferito di essere impossibilitato a sborsare denaro, tanto da rompergli gli occhiali e puntargli ancora la pistola alla tempia e ai testicoli. «Ho cercato di calmarli dicendo che potevo dare loro qualcosa se mi avessero portato a casa – riferisce nella sua testimonianza in Tribunale -; quindi ho chiamato mia moglie che si è fatta trovare in strada con una scatolina nella quale aveva messo dei gioielli. Accertatisi che vi fosse qualcosa di valore nel contenitore mi hanno allora sbattuto fuori dalla macchina come un sacco di patate e sono fuggiti».

Tribunale Due, dei tre ritenuti responsabili della rapina ai danni del malcapitato, hanno già patteggiato la pena. Il terzo, egiziano 25enne, è comparso in aula martedì. Il giovane, sottoposto a misura cautelare, è stato individuato come la persona che quel giorno era alla guida della macchina; tuttavia la persona offesa, che all’epoca dei fatti, come ora, lo riconosce in foto, piuttosto titubante, non lo ha riconosciuto fisicamente. Nel pm, l’atteggiamento dell’uomo ha suscitato qualche dubbio: «È forse stato minacciato o intimidito in vista dell’udienza odierna?» ha chiesto anche la presidente del collegio penale, nonché il legale difensore dell’imputato. Dopo un notevole silenzio, l’uomo ha risposto di no. Ne deriva una nuova attività istruttoria. Si torna in aula in autunno.

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