Il tribunale nuovo di Perugia (Foto Troccoli)

di Francesca Marruco

E’ iniziato lunedì mattina  il processo a carico di tre tunisini, accusati di violenza sessuale, sequestro di persona e rapina. I tre, processati con giudizio immediato, sono stati arrestati lo scorso aprile perché accusati di aver segregato e abusato di due donne magrebine per una settimana intera.

Scappano e li denunciano I tre sono stati arrestati dalla polizia, dopo che le donne erano riuscite a scappare dall’appartamento di Ponte D’Oddi e li avevano denunciati. Secondo quanto riferito da una delle vittime, le due avrebbero conosciuto gli uomini in treno. Parlando di lavoro, avrebbero proposto loro di andare a Perugia perché c’erano delle prospettive di occupazione.

Segregate e violentate Ma all’arrivo nel capoluogo umbro l’amara sorpresa: una volta entrate in casa, non erano più state fatte uscire. Erano state picchiate e violentate, minacciate e offese, e anche costrette a fare uso di droghe. Se si rifiutavano, venivano minacciate con una pistola alla tempia. A una delle due era stato perfino rotto il tendine, per un tentativo di ribellione.

Noi innocenti, vittime di riti magici Gli imputati, in carcere dal momento dell’arresto, si dicono innocenti, e anzi raccontano tutta un’altra storia: sarebbero stati loro ad averle cacciate di casa dopo aver scoperto che praticavano non meglio specificati riti magici africani nei loro confronti. Per questo li avrebbero denunciati, per vendetta.

In aula Intanto nell’udienza di questa mattina sono state ammesse le prove. Il processo vero e proprio inizierà a marzo prossimo. E allora si vedrà chi racconta il vero. Gli imputati sono rappresentati dagli avvocati Donatella Panzarola e Cristian Giorni. Le ragazze invece, dopo aver sporto denuncia non si sono costituite parte civile.

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