Ora le Case di comunità sono davvero a rischio flop. Sì, perché, quello che era nell’aria da qualche giorno, ieri è stato di fatto ufficializzato agli assessori regionali alla salute: è naufragata la riforma dei medici di medicina generale, ossia i medici di famiglia, con cui si sarebbe dovuto rivedere il rapporto di lavoro, introducendo un meccanismo di dipendenza dei professionisti al sistema sanitario nazionale.
Lo scopo era anche blindare gli investimenti compiuti pure col Pnrr per l’allestimento delle Case di comunità, dove ci sono turni da coprire per assicurarne il funzionamento, centrare l’obiettivo di rafforzamento della sanità territoriale e alleggerire la pressione sui Pronto soccorso.
In base a quanto emerge, alle Regioni nelle ultime ore è stato sostanzialmente comunicato che il lavoro compiuto negli ultimi due anni circa per giungere all’approvazione di un decreto legge è da considerarsi archiviamo. Determinante il no dei sindacati dei medici di famiglia e la frenata stessa alla riforma impressa negli ultimi giorni dalla maggioranza di centrodestra.
Ora l’ipotesi sul tavolo per non trasformare le Case di comunità in scatole vuote prevederebbe l’obbligatorietà per i medici di famiglia di garantire 6 ore settimanali di presenza all’interno delle nuove strutture per l’assistenza territoriale. Come introdurre la misura, però, resta da capire. Due le vie indicate in queste ore: un emendamento da inserire in uno dei provvedimenti al vaglio del Parlamento o un atto di indirizzo per il rinnovo della convenzione che regola il rapporto di lavoro dei medici di base.
Nei giorni scorsi una simulazione del Sole 24 Ore ha segnalato che in Umbria per far funzionare le Case di Comunità, che sono complessivamente 22, mancano all’appello circa 110 professionisti sanitari, di cui 27 medici e 84 infermieri. In questo quadro, l’archiviazione sulla riforma dei medici di base pesa anche sull’assistenza territoriale progettata in Umbria.
Nell’incontro di mercoledì a Roma, quando sulla riforma sono calati i titoli di coda, sarebbero volati stracci: in base a quanto riportato da diversi quotidiani, infatti, l’assessore alla salute della Lombardia Guido Bertolaso, che avrebbe lasciato il confronto annunciando le dimissioni da vicecoordinatore della Commissione salute delle Regioni.
