
di Francesca Marruco
E’ arrivata scortata dai suoi due avvocati. E’ entrata in una delle aule in cui solitamente lavorava prima di essere arrestata per aver rubato e rivenduto quasi dieci chili d’oro dall’ufficio corpi di reato. Poi ha atteso il suo turno, e quando è stato il momento, ha chiesto e ottenuto di essere giudicata con rito abbreviato. Cristina Bigio, la cancelliera «infedele» del tribunale penale di Perugia, verrà giudicata il 13 giugno prossimo dal gup Alberto Avenoso. In caso di condanna, con la scelta del rito abbreviato, la pena verrà ridotta di un terzo.
Dieci chili d’oro rubato e rivenduto Cristina Bigio, recita il capo d’imputazione, «con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso» si sarebbe appropriata «di un numero non determinato ma rilevante (per un valore stimato in oltre 75mila euro) di oggetti in oro contenuti nei plichi sigillati (‘corpi di reato di valore’) depositati presso il tribunale di Perugia (…) rivendendoli successivamente» a dei compro-oro al fine di trarne un «rilevante ed ingiusto profitto». Una decina di chili d’oro che sottratti dall’ufficio dei corpi di reato parlano di peculato, reato che secondo il pm Antonella Duchini sarebbe stato posto in essere dalla donna dal 2003 al 2010.
Le altre accuse Oltre all’accusa di peculato ci sono anche quelle relative alla calunnia nei confronti di tre colleghi della donna, «pubblici dipendenti falsamente incolpati pur sapendoli innocenti», quella di falso materiale riguardante alcuni fascicoli distrutti o nascosti, e la sparizione di un chilo e 750 grammi di cocaina e di altri oggetti. Una ulteriore accusa di peculato la indica come colpevole di «essersi appropriata, nella sua qualità di cancelliere addetto all’ufficio ‘corpi di reato’ del tribunale di Perugia, del reperto 6357 originariamente contenente 5,6 grammi di cocaina, attribuendo a quel numero i beni di valore sequestrati nel procedimento numero 6823 (dei quali si appropriava) e falsificando i relativi registri».
Non solo oro, ma di tutto un po’ La cancelliera ai sarebbe anche appropriata «di un numero non determinante ma rilevante di corpi di reato non di valore costituiti da maglie, felpe, orologi, bigiotteria ed altri beni mobili in precedenza sequestrati al tribunale (dove venivano rinvenuti dalla polizia giudiziaria scatoloni parzialmente aperti e svuotati del loro contenuto), beni dei quali aveva la disponibilità in ragione del suo ufficio, alcuni dei quali venivano rinvenuti presso l’abitazione della Bigio nel corso della perquisizione effettuata il 30 marzo 2010».
I fascicoli nel sacco della spazzatura Nel capo dì imputazione riguardante la «soppressione, distruzione e occultamento di atti veri», la procura di Perugia dice che la Bigio ne è colpevole di « aver distrutto e/o occultato un numero allo stato non determinato di fascicoli processuali o parti di essi, in carico all’ufficio gip del tribunale di Perugia, parte dei quali venivano rinvenuti in data 24.3.2010 in un sacco per la spazzatura (unitamente ad alcuni involucri vuoti dei ‘corpi di reato di valore’) collocato dalla Bigio nelle adiacenze della scala antincendio dell’edificio del tribunale».
La storia processuale La donna era stata arrestata nell’aprile 2010, poi le erano stati accordati gli arresti domiciliari presso una struttura della Caritas. Ora, da un po’ di tempo è ai domiciliari a casa sua ed entro breve scadono anche i termini per la misura cautelare. Lunedì mattina è arrivata insieme ai suoi avvocati Maria Mezzasoma e Nicola Marcinnò, che l’hanno sempre guidata in questo lungo anno. Lei aveva detto di aver rubato per bisogno, per problemi economici in famiglia.
Le parole del gip Matteini Il gip Claudia Matteini che aveva firmato per mandarla in carcere aveva sostenuto invece che la donna aveva messo in atto un «preciso disegno criminoso realizzato in maniera scientifica ponendo in essere una serie di falsi e carpendo la fiducia dello stesso personale amministrativo». «L’assoluta lucidità con cui portava avanti la sua condotta –scriveva la Matteini nell’ordinanza di custodia cautelare – che rende inverosimile la giustificazione di uno stato di bisogno contingente, è evidenziata anche dal rinvenimento di un quaderno nel quale annotava con ordine i corpi di reato di valore di cui si era appropriata». La Bigio veniva definita dal gip «mistificatrice» e dotata di una «personalità particolarmente incline a commettere una serie indeterminata di reati» E’ per questo che, scriveva ancora il giudice, «non avrebbe remore a commettere ulteriori reati(…) indipendentemente dalla funzione svolta e dall’ambiente in cui si possa trovare».
