E’ stato condannato a due anni di reclusione per violenza sessuale, un uomo di Città di Castello per aver avuto una relazione con una quindicenne amica di sua figlia.
In aula Per l’uomo, il pubblico ministero Claudio Cicchella, aveva chiesto 3 anni e 6 mesi di pena perché, oltre all’accusa di violenza sessuale, su di lui pendeva anche quella di maltrattamenti in famiglia, proveniente da una denuncia dell’ex moglie. Per quest’ultima i giudici Massei, Bellucci e Monaco hanno dichiarato l’avvenuta prescrizione.
La relazione con la minore La parte del processo relativa alla violenza sessuale prende le mosse da un episodio avvenuto nel dicembre del 2003: la ragazzina, all’epoca quindicenne, che secondo l’accusa avrebbe avuto una relazione con l’imputato, viene portata in commissariato a Città di Castello perché i genitori non la trovano e danno l’allarme. La quindicenne vive insieme alla madre, e quella sera esce di casa dicendo che sarebbe andata a casa del padre. Resisi conto della scomparsa, i genitori chiamano la polizia. Rintracciata, in commissariato la minore chiede di essere ascoltata da sola. E proprio in quell’occasione, secondo quanto riferito dal pm oggi durante la requisitoria, avrebbe detto di aver avuto una relazione sessuale con il padre della compagna di classe. Avrebbe confessato anche di aver avuto con lui il suo primo rapporto. I poliziotti informano i genitori che attendono fuori, i quali, due giorni dopo, sporgono denuncia contro l’imputato.
Il processo In dibattimento però sia la ragazzina, ormai maggiorenne, sia i genitori ritrattano e forniscono versioni completamente diverse: la giovane dice che sarebbero stati i poliziotti a estorcerle la confessione che la voleva vittima di un uomo molto più grande di lei, e i genitori sostengono che già quella sera all’uscita dal commissariato la ragazzina era molto agitata perché raccontava di essere stata costretta a dire il falso. Ma allora, come ha fatto notare il pm questa mattina in aula, perché avrebbero sporto denuncia solo due giorni dopo quella sera in commissariato?
Ritrattazione Probabilmente, secondo l’accusa, dietro questa retromarcia c’è la volontà di non nuocere a nessuno, considerando anche il fatto che la madre della ragazzina è legata sentimentalmente al fratello dell’imputato, ma resta il fatto che quanto detto a caldo, quella sera, fosse molto dettagliato. Inoltre, che motivo avrebbero avuto i poliziotti per far dire il falso a una ragazzina? Il pm ha citato anche le testimonianze delle figlie dell’imputato, che avevano riferito di aver visto l’uomo baciare la ragazzina sul divano già nell’ottobre del 2002. Una delle due avrebbe anche chiesto spiegazioni alla minore che le aveva confessato di avere una relazione con l’imputato.
La difesa Per l’avvocato Betti del foro di Montepulciano, che ha chiesto l’assoluzione del suo assistito, l’uomo non avrebbe avuto alcuna relazione sessuale con la ragazzina, che frequentava invece quella casa solo per stare con la compagna di classe. Per lui, sarebbero stati i poliziotti ad estorcere l’accusa alla minore, perché sapevano di certe sue inclinazioni verso le minorenni.
Maltrattamenti L’altra accusa era legata a una denuncia dell’ex moglie dell’uomo, che aveva dichiarato di essere stata costantemente malmenata, e minacciata, solitamente con un coltello, una volta con un fucile da caccia per il periodo che aveva vissuto con lui a Pietramelina.
Forse nuova azione penale I giudici alla fine hanno condannato l’uomo per violenza sessuale concedendogli le attenuanti generiche. L’avvocato ha già annunciato il ricorso in appello e, come chiesto dal pm, è stata disposta la trasmissione degli atti in procura per verificare gli estremi per procedere contro la giovane e i suoi genitori per falsa testimonianza e calunnia verso i poliziotti.

