di Vincenzo Diocleziano Di Natale

Un ponte fatto di gesti, sguardi e creatività ha unito nelle ultime settimane il liceo artistico “Bernardino di Betto” e il centro diurno “Cecconi”. Si è concluso il progetto “Ricchezze Danzanti”, un percorso di inclusione che ha coinvolto gli studenti della classe III A arti grafiche bidimensionali e gli utenti del centro socio-riabilitativo ed educativo dell’Usl Umbria 1, gestito dalla cooperativa sociale Seriana 2000.

L’iniziativa Il progetto nasce dall’idea della dott.ssa Francesca Sacchi, esperta in Pedagogia della mediazione corporea e danzamovimentoterapeuta, nonché coordinatrice di una residenza protetta per persone non autosufficienti. Il progetto è stato accolto dalla dirigente scolastica Palmieri e realizzato con la collaborazione delle professoresse Diarena e Sisani, del professor Mengoni e delle educatrici del centro Laura Baldoni, Laura Riboloni e Alessandra Felici.

Il corpo come linguaggio Al centro dell’esperienza la danzamovimentoterapia, utilizzata come strumento di relazione e comunicazione. In un contesto dominato dal digitale, il progetto ha rimesso al centro il corpo e il contatto umano. «È stato un viaggio a tappe, tutte estremamente significative – spiega la dott.ssa Sacchi -. La scoperta della corporeità e la condivisione sono stati i nostri fili conduttori. Le parole chiave sono state conoscersi, affidarsi, confrontarsi e prendersi cura dell’altro. Spesso la parola non basta o viene meno: attraverso il movimento il corpo torna a raccontare una storia». Durante gli incontri studenti e utenti del centro hanno sperimentato attività di fiducia e scambio di ruoli. «Vedere gli studenti guidare gli ospiti nello spazio ad occhi chiusi e poi diventare loro stessi le persone da accompagnare ha reso concreto lo scambio – racconta Sacchi –. Gli studenti sono stati maestri di tecnica, ma gli ospiti sono stati maestri di vita, portando spontaneità e gratitudine».

Creatività e incontro Il progetto ha avuto anche una dimensione artistica. Nei laboratori del liceo gli studenti hanno guidato gli ospiti del centro nelle tecniche di stampa e pittura, trasformando l’aula in uno spazio di creatività condivisa. Le opere realizzate sono state poi donate agli utenti del centro “Cecconi” e alle educatrici che li accompagnano quotidianamente, come segno concreto di un’esperienza costruita insieme. Per gli studenti è stata anche un’importante occasione formativa. Il progetto ha permesso loro di confrontarsi con la fragilità, sviluppando empatia e consapevolezza attraverso l’arte e la relazione diretta.

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