di Francesca Marruco
Proseguono senza sosta le attività dei carabinieri del reparto operativo per chiudere il cerchio intorno alle indagini per l’omicidio di Olinto Leandri, l’uomo di 87 anni ucciso e fatto a pezzi, secondo gli inquirenti alla fine di novembre. Per il delitto è stato fermato il figlio Antonio, 53 anni, giovedì visitato in carcere dal suo avvocato, Sabrina Castellani. Fissata per sabato l’udienza di convalida davanti al gip.
Nuovi rinvenimenti I militari hanno battuto le campagne umbre alla ricerca del resto del cadavere, dopo i ritrovamenti sul Monte Tezio. A San Terenziano in uno specchio d’acqua è stata trovata la testa di Olinto. Altri due pezzi sono stati rinvenuti nei boschi intorno a Montelaguardia. Ed è stato lo stesso Antonio a portare gli inquirenti nei luoghi dove ha disseminato i frammenti del cadavere. Le ricerche riprenderanno domani mattina presto, anche per cercare l’arma del delitto e il coltello usato per smembrare il cadavere, di cui Antonio Leandri si sarebbe disfatto.
Antonio parla Ma è anche sul movente che lavorano alacremente gli investigatori, coordinati dal sostituto procuratore Claudio Cicchella. I motivi che possono aver armato la mano omicida di Antonio Leandri – secondo gli inquirenti – vanno probabilmente ricercati nei rapporti tesi tra l’omicida, Antonio, e la vittima, il padre Olinto. Quel figlio che ieri, davanti al magistrato inquirente non ha voluto rimanere in silenzio, ma ha voluto rispondere alle domande. Raccontando, pare, nel dettaglio la dinamica dell’omicidio e del macabro smembramento.
Olinto e le donne Molti retroscena di una vicenda definita «molto complessa» stanno emergendo in queste ore. Olinto Leandri, legnaiolo 87enne, aveva una gran passione: le donne. Voci di strada lo vogliono più volte adultero, tanto che la moglie, deceduta per un male incurabile avrebbe sofferto molto per i comportamenti del marito. Anche Antonio, molto legato alla madre, disapprovava lo stile di vita del padre. Fino a che la madre era in vita, Antonio veniva in via Cartolari, dove il Ris è al lavoro da ieri, la portava a passeggio, cercava di renderle la malattia meno pesante. Quando la madre è morta, però, Antonio ha avuto reazioni che alcuni vicini di casa non esitano a definire «strane».
La denuncia per violenza sessuale Dopo la morte della moglie, Olinto avrebbe dato libero sfogo alle sue pulsioni. Ultimamente avrebbe abitato principalmente a Ponte D’Oddi, in cui aveva una piccola casa. Ci sono ancora i vestiti stesi ad asciugare e il furgone e la targa «Legnaia Leandri». Un annetto fa, Olinto Leandri era stato denunciato per violenza sessuale da una giovane donna marocchina. Pare che la stessa sia andata a vivere in un appartamento che gli avrebbe comprato e intestato lo stesso Olinto. Poco dopo anche Antonio aveva sporto denuncia per estorsione contro ignoti. Diceva di subire ricatti legati alla vicenda della denuncia di violenza sessuale.
Dissapori, questioni economiche e possibile movente Già dallo scorso anno c’era il timore che qualcuno potesse avere delle mire sulle proprietà e sul denaro dell’anziano Leandri. Forse il figlio Antonio, un insegnante precario che ha sempre cercato di cavarsela con mille lavori, non poteva accettare che il padre sperperasse soldi invece magari di aiutare lui che di soldi aveva un gran bisogno. Tra l’altro, verso la fine di novembre qualcuno avrebbe ritirato tutti i loro risparmi dalla banca. Non si sa chi dei due, se padre o figlio. Forse durante l’ennesima lite avvenuta, come sembra, nell’appartamento di via Cartolari 44, in cui un tempo vivevano padre, madre e figlio, la rabbia ha preso il sopravvento e Antonio potrebbe essere stato colto da un raptus.
Chi è Antonio Leandri? Di Antonio Leandri circolano molte voci: studente impegnato in gioventù, preso dalla vocazione religiosa quasi 15 anni fa avrebbe anche cercato di entrare in seminario. Non gli venne permesso ma continuò ad aiutare in parrocchia. Insegnate precario di ginnastica con la passione per il nuoto, si dice sia una persona piacevole, con cui si conversava facilmente, molto conosciuta a Perugia. Ma si parla anche di un carattere particolare, fuori dal comune. Ultimamente viveva a casa della convivente, insegnante anche lei, sconvolta per l’accaduto che in mattinata si è recata al comando dei carabinieri in via Ruggia.
L’accanimento sul cadavere Certo, l’accanimento usato sul cadavere dopo l’omicidio ha colpito molto gli inquirenti, così come l’opinione pubblica. L’assassino ha infierito sul cadavere spezzettandolo. Poi lo ha gettato in giro per l’Umbria. Non tutti i pezzi nello stesso punto. Magari nella speranza di non farlo mai ritrovare.
La scomparsa, la denuncia e il Tezio Olinto era scomparso da Perugia il 19 novembre scorso, il figlio Antonio ne aveva denunciato la scomparsa intorno alla metà di dicembre dicendo che aveva aspettato tanto a farla perché il padre era solito sparire per diversi giorni senza dare notizie di sé. Probabilmente pochi giorni prima aveva gettato alcuni resti del padre sul monte Tezio. Il custode del recinto di cinghiali in cui vennero ritrovati i resti umani racconta che in quel periodo gli animali non mangiarono il mangime che gli aveva lasciato. Forse perché avevano altro con cui cibarsi. Olinto, che di mestiere faceva il legnaiolo, quei posti impervi li conosceva bene. Da bambino anche Antonio accompagnava il padre a fare la legna sul Tezio.

