
di Francesca Marruco
Ha scelto di essere presente in aula Antonio Leandri, il parricida arrestato nel gennaio scorso a Perugia per aver ucciso e fatto a pezzi il padre Olinto. Stamane, il gip del tribunale di Perugia ha conferito a tre periti l’incarico di effettuare una perizia psichiatrica sull’uomo che aveva disperso i pezzi del cadavere del padre in mezza Umbria.
Conferito l’incarico ai periti Leandri, accompagnato dai suoi legali Luca Gentili, Adele Lerose e Claudio Lombardi, ha atteso che il giudice conferisse formalmente l’incarico allo psichiatra Giovanni Battista Traverso, allo psicologo ternano Davide Lazzari e al medico legale Mauro Bacci. Poi è stato nuovamente portato in carcere. Il pubblico ministero titolare dell’indagine Claudio Cicchella non ha nominato periti di parte per la procura, mentre la difesa di Leandri ha indicato nei professori Francesco Bruno, Stefano Borghetti e Walter Patumi i loro consulenti.
Primo incontro ad aprile Il primo incontro tra i periti e Antonio Leandri è stato fissato per il prossimo otto aprile in carcere. Gli specialisti avranno poi 90 giorni di tempo per fissare altri incontri e stendere una relazione sulla condizione psicologica del parricida. L’udienza in cui verranno spiegate le conclusioni è stata fissata per il 23 settembre prossimo. Leandri aveva anche fatto un gesto di autolesionismo in carcere procurandosi dei tagli sulle braccia. in seguito era stato mandato in osservazione al carcere di Secondigliano per valutare se la sua situazione fosse compatibile con la vita dietro le sbarre, come poi deciso.
Le accuse Antonio Leandri è accusato di omicidio volontario e soppressione di cadavere. L’insegnante di educazione fisica era stato arrestato il 12 gennaio scorso dai carabinieri del nucleo investigativo di Perugia, dopo le indagini partite in seguito al ritrovamento di due arti in un recinto per cinghiali a Migiana di Monte Tezio. Se fosse giudicato incapace di intendere e di volere automaticamente non potrebbe essere giudicato.
La sua confessione A ricostruire l’omicidio ai carabinieri era stato lo stesso Leandri: «mi ha detto sei una nullità, sei una merda…come faceva sempre. Allora ho pensato di dargli una lezione». Quella sera del 30 novembre, avrebbe sempre detto il reo confesso «stavamo facendo lavori edili e c’era una mazzetta. L’ho presa e l’ho colpito, ma appena mi sono reso conto che mio padre era morto mi sono immediatamente pentito. Non volevo ucciderlo…».
Il padre fatto a pezzi Ne è seguito il sezionamento con un grosso coltello da macellaio. «Dopo che l’ho disarticolato – avrebbe aggiunto – è stato semplice». Quel giorno e anche nei giorni successivi, quindi, ha disseminato i pezzi e le armi adoperate in mezza Umbria usando la sua auto. Solo dopo 15 giorni, a metà dicembre, è andato alla polizia a denunciare la scomparsa del padre.
