Donato Fezzuoglio

di Francesca Marruco

La procura di Perugia ha chiuso le indagini per l’omicidio del carabiniere Donato Fezzuoglio, ammazzato a colpi di kalashnikov durante la rapina al Monte dei Paschi di Siena di Umbertide del 30 gennaio del 2006. E per il pm Antonella Duchini, che neanche un anno fa aveva puntato il dito contro Raffaele Arzu, Pietro Pala, Roberto Fragata e Fabrizio De Montis, gli assassini del carabiniere sono loro, gli stessi uomini sardi condannati, insieme ad altri complici, a Perugia per il fallito assalto al supermercato Pam. E ora, con questo atto, ne anticipa di fatto la richiesta di rinvio a giudizio.

Le contestazioni e le intercettazioni Sono 13 le voci contenute nel 415 bis per la banda dell’ex primula rossa sarda Raffaele Arzu, e in quelle contestazioni c’è la ricostruzione della rapina ad Umbertide, dell’omicidio di Fezzuoglio, del tentato omicidio dell’appuntato Monti, dei furti delle auto usate per fuggire e per cercare di disperdere le proprie tracce e della detenzione di armi da guerra. Per la procura di Perugia, a premere il grilletto contro Fezzuoglio fu Pietro Pala, sardo residente a Spina nel marscianese. A dimostrarlo le testimonianze delle persone presenti al momento della sparatoria ad Umbertide, e le intercettazioni telefoniche e ambientali che tornano ora al centro della vicenda con le udienze relative all’incidente probatorio sulle trascrizioni e le interpretazioni di dette conversazioni.

Le divergenze sulle trascrizioni, l’udienza viene rinviata Mercoledì mattina si sarebbe dovuto procedere all’analisi della relazione del perito del gip Claudia Matteini, invece, data l’esistenza di altre due perizie non precedentemente depositate,  una del consulente del pm Duchini, e l’altra del perito della parte offesa, l’udienza è stata rinviata al 14 maggio. Per permettere alle difese degli indagati di prenderne atto. Il tutto però è accaduto non prima che emergesse quello che potrebbe rivelarsi uno scontro tra periti.

Non prima di intravedere uno scontro tra periti Un doveroso passo indietro va fatto specificando che, nei brogliacci delle intercettazioni degli indagati contenuti nell’ordinanza di custodia cautelare, si legge chiaramente il nome di Fezzuoglio. Ora, secondo il perito del gip, che come compito aveva proprio quello di trascrivere queste conversazioni dal sardo, il nome di Fezzuoglio non verrebbe mai fatto. E anche Arzu, o quello, che fino ad ora è parso tale, non sarebbe altro che un fonema sardo che somiglia al cognome dell’ex primula rossa e ha tratto in inganno ascoltatori non preparati.

La conversazione incriminata Di diverso avviso invece il perito della parte offesa  che ha depositato la sua trascrizione in cui il nome di Fezzuoglio viene identificato, senza assoluta certezza precisa però con una postilla, in una diversa parte della conversazione rispetto alle trascrizioni delle intercettazioni fatte durante le indagini. L’intercettazione ambientale in questione è quella tra Pietro Pala, Gian Marco Mascia, e altre quattro persone avvenuta nell’auto di Pala stesso. Secondo i brogliacci, sarebbe uno dei quattro uomini non identificati a dire «che lui ha parato du colpi de Fezzuoglio». E sarebbe poi lo stesso Pala ad affermare «ma l’ho ammazzato pure». «Su certe cose  io prima sparo per salvare» avrebbe aggiunto.

La procura non ha dubbi e non ne aveva neanche Mascia Nessun dubbio per la procura dunque, Pala ha sparato a Fezzuoglio e lo ha anche detto in una conversazione intercettata. Ora non resta che vedere cosa accadrà nella prossima udienza in cui i periti torneranno a fronteggiarsi. Intanto però, trascrizioni a parte, c’è da ricordare che in  quella circostanza, tra i tanti presenti c’era anche Gian Marco Mascia, il sovrintendente della polizia penitenziaria che è stato ascoltato con la formula dell’incidente probatorio proprio su quel particolare avvenimento.

Mascia E Gian Marco Mascia non aveva esitato a dire di aver sentito Pietro Pala affermare di aver sparato a Donato Fezzuoglio per salvare Pietro Roberto Fragata. Mascia, che lo scorso anno era stato raggiunto dalla stessa ordinanza di custodia cautelare, è rimasto ora fuori dall’avviso di conclusione delle indagini. La sua posizione risulterebbe infatti al momento congelata.  Il sovrintendente è accusato di falso e favoreggiamento  nei confronti degli altri indagati. Nell’incidente probatorio richiesto dal pm Duchini per far assumere valore di prova alle sue dichiarazioni, esisteva secondo il magistrato un rischio concreto di pressione e minacce da parte degli altri, Mascia aveva sostenuto di non aver detto niente prima che finisse indagato perché «era una cosa troppo grande». Mascia era stato sentito infatti dalla procura come persona informata sui fatti nel 2009.

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