di F. M.
Nei giorni scorsi sono state effettuate altre ricerche. Altre zone sono state battute palmo a palmo dai carabinieri dei Roni insieme agli uomini della forestale in cerca di altre parti del corpo finora senza nome. Nella speranza di poter risalire a chi appartengano i resti umani trovati sul Monte Tezio prima di Capodanno. Purtroppo però anche queste ricerche si sono concluse con un nulla di fatto. Niente. Tutto quello che fino ad ora si ha di quel cadavere sconosciuto sono un braccio, parte di una gamba, un femore e un pezzo di spina dorsale.
Ricerche vane Gli uomini del Roni diretti dal maggiore Pierugo Todini e dal capitano Giovanni Rizzo coordinati dal pubblico ministero Claudio Cicchella, hanno cercato a lungo tra i boschi del monte Tezio, ma non hanno trovato altro. Hanno comparato le impronte digitali con la loro banca dati ma non hanno trovato nessuno che corrispondesse.
Di chi sono? E allora, quei poveri resti umani, trovati da un ciclista di passaggio, all’interno di un recinto pieno di cinghiali sono stati portati in laboratorio per essere analizzati e comparati nella speranza di poterli attribuire a qualcuno. La dottoressa Laura Paglicci Reattelli ha già evidenziato che alcuni tagli non possono essere attribuiti alla furia dei cinghiali. Ma allora chi? E perché? Chi farebbe a pezzi un uomo per poi buttarlo in pasto ai cinghiali?
Comparazioni Dna Ufficialmente tutte le ipotesi restano aperte, ma è chiaro che, con elementi simili, quelle relative ai possibili incidenti perdono peso. E poi chi mai si sarebbe andato a infilare in quel recinto per finire in pasto ai cinghiali? Forse un bracconiere, di certo senza famiglia, altrimenti lo avrebbero cercato. Ma appare improbabile. Gli inquirenti stanno cercando di comparare il dna estratto con quello degli scomparsi potenzialmente compatibili, ma per ora non ci sarebbero significative novità. Almeno non di quelle certe che possono essere rese pubbliche.

